FORUM PA 2013: il Paese alla sfida della trasparenza e della verità

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Tre sono le parole d’ordine dell’Open Government: partecipazione, collaborazione, trasparenza. In questo momento, però, la nostra attenzione si rivolge con la massima energia sulla grande domanda di trasparenza che leggiamo intorno a noi e che è giustificata e ragionevole. Se anche potessi svolgere qualsiasi adempimento online, potessi dimenticare per sempre l’indirizzo di qualsiasi sportello pubblico e potessi dialogare via Internet con qualsiasi ufficio, ma non sapessi esattamente come vengono spesi i miei soldi sino all’ultimo euro, sarei un cittadino a metà.

12 Marzo 2013

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Carlo Mochi Sismondi

Tre sono le parole d’ordine dell’Open Government: partecipazione, collaborazione, trasparenza. Sono tre gambe dello stesso sgabello e si sostengono l’una con le altre. In questo momento la nostra attenzione si rivolge con la massima energia sulla grande domanda di trasparenza che leggiamo intorno a noi e che è giustificata e ragionevole, specie in questi anni in cui gli scandali si sono accompagnati alla drammatica crisi che ha ridotto il tenore di vita e le aspettative di tutti gli italiani.

Anche se avessi, infatti, tutta la tecnologia del mondo e potessi in un minuto far conoscere a tutti il mio parere o il mio voto su qualsiasi cosa, in un’orgia di telecomandi, ma non potessi contare sulla trasparenza e la verità, non sarei in una vera democrazia.

Se anche potessi svolgere qualsiasi adempimento online, potessi dimenticare per sempre l’indirizzo di qualsiasi sportello pubblico e potessi dialogare via Internet con qualsiasi ufficio, ma non sapessi esattamente come vengono spesi i miei soldi sino all’ultimo euro, sarei un cittadino a metà.

Se anche tutta la PA fosse semplice e diretta, ma non potessi controllare quante operazioni di appendicite ha fatto con successo l’ospedale in cui mi andrò ad operare, non avessi modo di verificare quanti dei diplomati nella scuola di mio figlio hanno poi finito l’università o quanto costa l’ufficio provinciale del lavoro di xxx in confronto a quello di yyy che ha più o meno gli stessi abitanti: beh, sarei ancora un suddito.

Più cerco faticosamente di leggere il nostro confuso presente e più ritengo che se non abbattiamo il muro dell’opacità che ci cresce intorno sia nelle istituzioni e nell’amministrazione (qui non c’è bisogno che faccia esempi), sia nel privato (basti guardare il caso di tante istituzioni finanziarie italiane ed estere, ma anche la composizione dei Consigli di Amministrazione o gli improvvisi buchi di bilancio di tante aziende del tutto private) non andiamo più da nessuna parte. Anzi torniamo indietro, e velocemente anche nell’economia reale che, come sappiamo, trova una spinta essenziale proprio dalla fiducia.

Perché il Paese è in crisi per la mancanza di lavoro e di soldi, ma è ancora più in crisi per la mancanza di speranza. E senza speranza non c’è né partecipazione, né imprenditoria, né politica sana; ma la speranza non può che nascere dalla fiducia e la fiducia trova terreno fertile solo nella trasparenza e nella verità.

E’ su queste basi che propongo di fare di questo slogan, “Il Paese alla sfida della trasparenza” , il tema unificante di FORUM PA 2013.

Non è un tema buonista o astratto, ma anzi sfidante, concreto e fecondo e può essere declinato utilmente in tutti gli aspetti dell’Open Government che andiamo insieme costruendo.

Certo di trasparenza non si parla oggi per la prima volta, certo anche troppi provvedimenti legislativi sono stati scritti, certo anche noi ce ne occupiamo da anni: ma è necessario oggi entrare in una nuova fase e in una nuova dimensione in cui la trasparenza non sia uno dei campi di azione, ma sia l’ambiente in cui l’innovazione prospera, se vuole essere innovazione sociale e non solo nuovi prodotti o nuovi processi slegati dai bisogni reali del Paese.

E se quella per la trasparenza deve essere una battaglia a tutto campo, allora è con più forza e con più determinazione che ne dobbiamo identificare e superare gli ostacoli e i nemici, senza far sconti a nessuno, a cominciare da una parte della politica e della burocrazia, alleate nella conservazione. La trasparenza permette infatti la partecipazione e la collaborazione e rende quindi possibile quella profonda innovazione che da anni propugniamo

La trasparenza ci chiama infatti sul terreno dell’innovazione istituzionale: qui parliamo dell’introduzione di un Freedom of Information Act in Italia [ne avevamo parlato qualche settimana fa con il nostro Panel PA], di una riforma del bilancio su obiettivi chiari e comprensibili con una riclassificazione che superi la prova di leggibilità, del governo per budget, di programmi di mandato chiari, di obiettivi misurabili, di rendicontazione, di democrazia basata sulla partecipazione alle scelte, di eliminazione delle opacità nei finanziamenti pubblici, del sacro rispetto del costo della democrazia, ma della tenace lotta allo spreco opaco dei privilegi.
Ma ci parla anche, a mio parere, della “normalizzazione” dei rapporti tra cittadini e amministrazione pubblica e quindi del necessario ripensamento della stessa base del diritto amministrativo così come, in una prassi difensiva, si è andato configurando in Italia. 

La trasparenza ci coinvolge poi nell’innovazione organizzativa e dà un senso alla riforma della PA e della sua dirigenza: taglia alla base la corruzione; permette a ogni dirigente di sapere quanto costa la sua unità operativa (provate a chiederglielo ora) e a parametrare i costi sui benefici; libera i dati in forma comprensibile per i cittadini; introduce la cultura della valutazione, del confronto e del merito basata su numeri e dati oggettivi e non sulle appartenenze; restituisce ai territori conoscenza utile per lo sviluppo, trasformando inutili indagini sugli output in compiute riflessioni sugli outcome, ossia sugli effetti reali delle politiche pubbliche. Per evitare che l’operazione sia perfettamente riuscita coi tempi e coi mezzi previsti (output), ma il paziente ahimè sia morto (outcome).

La trasparenza è l’obiettivo di tanta parte dell’innovazione tecnologica che abilita nuova conoscenza e nuove capacità: aiuta la cooperazione tra enti e tra sistemi; orienta il rilascio degli open data; permette una valutazione corretta e coraggiosa delle idee e quindi rende possibile quel “procurement pubblico di innovazione” che ora ci è negato; è l’ambiente in cui vivono le comunità intelligenti e che rende possibile la partecipazione e la sussidiarietà, perché non si collabora con chi non ci ispira fiducia.

Per questo mettere in cima al nostro lavoro la sfida di una nuova e più sistemica trasparenza non è appesantirlo di una nuova etichetta, ma anzi orientarlo e focalizzarlo sull’obiettivo primario. D’altra parte da lì siamo partiti ventiquattro FORUM PA fa, nel 1990, dalla legge 241 e dall’abbattimento del muro della burocrazia, che allora, illusi, pensavamo fosse a portata di mano. E da lì, mutatis mutandis, tocca ricominciare se non vogliamo che la mancanza di fiducia diventi mancanza di speranza e la disperazione diventi la cattiva consigliera di scorciatoie sciagurate, “di un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo arrivare…” (come diceva l’imperatore Adriano nel celeberrimo libro della Yourcenar).

Che fare allora? Due proposte concrete e una nuova iniziativa di FORUM PA per cominciare.

Panel PA: Oltre la normativa, la trasparenza di fatto. Dicci la tua e aiutaci a scoprire le Pa "trasparenti"!

Tra le proposte la prima vi interroga e troverà realizzazione nei prossimi giorni: vi chiederemo in un “PanelPA” cos’è per voi la trasparenza. Non nelle definizioni filosofiche, ma nella reale vita dei vostri uffici e delle vostre relazioni, con esempi concreti. Vi chiederemo quali ne sono i principali nemici e quali i migliori alleati.

La seconda proposta mira a FORUM PA: proponiamo un riconoscimento per le amministrazioni più trasparenti, quelle che hanno, con una parola inglese che non so tradurre se non con una perifrasi, più accountability, ossia che rendono conto esattamente ai cittadini di come usano le loro risorse strumentali, umane e finanziarie, a favore di chi e con che risultati.

Open PA: un riconoscimento per le amministrazioni che “rendono conto” ai cittadini

Ripartiremo da un lavoro fatto qualche anno fa, la “Carta di Belluno”, e ve lo rilanceremo, aggiornandolo ai tempi presenti, come sfida e provocazione. Vediamo chi ci sta e chi non ci sta.

L’iniziativa a cui facevo riferimento è invece la costituzione di una nuova business unit di FORUM PA (K4D ossia Knowledge for Development) dedicata alla conoscenza per lo sviluppo. Il sito www.icitylab.it di cui vi abbiamo già parlato e la piattaforma realizzata per conto dell’ISTAT per la presentazione dei dati del BES (ne trovate per entrambi ampia descrizione in questa stessa newsletter) ne sono i primi esempi. Ne parleremo ancora.

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