FORUM PA 2013, ma perché?

Con il prossimo saranno ventiquattro i FORUM PA che abbiamo proposto agli innovatori italiani. È passata così non solo una buona parte della mia vita, ma anche un paio di “repubbliche”, quindici governi, una dozzina di diversi ministri della pubblica amministrazione, un certo numero, grande a piacere, di riforme epocali. Mi viene quindi naturale chiedermi perché proponiamo un altro FORUM PA, cosa mi aspetto da questi tre giorni (che in realtà sono la punta di un iceberg di lavoro che dura tutto l’anno), se e come possiamo essere ancora utili ad un disegno riformatore, che si presenta invero un po’ acciaccato, forse per gli anni passati.

15 Maggio 2013

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Carlo Mochi Sismondi

Articolo FPA

Con il prossimo saranno ventiquattro i FORUM PA che abbiamo proposto agli innovatori italiani. È passata così non solo una buona parte della mia vita, ma anche un paio di “repubbliche”, quindici governi, una dozzina di diversi ministri della pubblica amministrazione, un certo numero, grande a piacere, di riforme epocali. Mi viene quindi naturale chiedermi perché proponiamo un altro FORUM PA, cosa mi aspetto da questi tre giorni (che in realtà sono la punta di un iceberg di lavoro che dura tutto l’anno), se e come possiamo essere ancora utili ad un disegno riformatore, che si presenta invero un po’ acciaccato, forse per gli anni passati.

Cerco di essere sintetico e sincero: la risposta completa dovrete trovarla voi venendo a FORUM PA e partecipando alle tante occasioni di confronto e di approfondimento per imparare, capire, dire la vostra. Per ora un elenco un po’ dal cuore e un po’ dalla testa, quindi un po’ disordinato.

Vi propongo FORUM PA 2013:

  • Soprattutto perché sono un ottimista (se non lo siete non continuate a leggere, ma passate ad un altro articolo) e credo che ora si sta meglio di mille, ma anche di cento anni fa e che anche la PA, a pizzichi e bocconi, sta migliorando, ma che se le diamo una mano è meglio.
  • Perché credo che una buona PA sia la garanzia dei diritti e l’assicurazione dei poveri, perché essere povero, disabile, debole, anziano è una delle condizioni della vita in cui mi posso imbattere anche domani, ma se la comunità mi aiuta ce la posso fare. Perché credo che si sta bene solo se tutti stanno almeno così così e che questo non posso chiederlo al mercato.
  • Perché credo che la valutazione, il merito il rischio, la crescita professionale non siano cose contro i lavoratori, ma a loro favore e che dobbiamo sentirci, nel lavoro, tutti precari, ma nello stesso tempo tutti garantiti non da un’appartenenza, ma da una professionalità, da una competenza, da un risultato.
  • Perché credo che essere un lavoratore pubblico sia qualcosa di cui andare fieri, e lo dico io che non lo sono mai stato.
  • Perché voglio che trasparenza non sia sbirciare nella busta paga del vicino, ma sapere se e dove i miei soldi sono andati a produrre valore per la società in cui vivo, in modo che io possa giudicare e decidere, perché questa solo è democrazia.
  • Perché credo che sia tempo più di manuali che di norme; più di assistenza che di sanzioni; più di esempi che di leggi e credo che l’Italia sia piena di buoni esempi che nessuno copia e di altrettanti errori che rifacciamo mille volte.
  • Perché vorrei che l’innovazione fosse un ecosistema in cui vivere e lavorare e che potesse far immaginare ai giovani di avere un futuro nel Paese dove sono nati. Ma proprio per questo non voglio più vedere l’informatizzazione dell’inutile o la digitalizzazione dell’esistente.
  • Perché tutte le statistiche sull’economia della rete, quelle che ci mettono sempre agli ultimi posti in Europa, ci dicono che non siamo stati bravi, ma io credo che se riusciamo ad avere per un periodo ragionevole di tempo una governance definita, un piano di priorità e una focalizzazione nell’uso delle poche risorse che ci sono, bè allora ce la possiamo fare a riprendere quota.
  • Perché credo che l’innovazione sia fondata sul rispetto, prima di tutto intellettuale, delle diversità. Perché senza mutazioni non c’è evoluzione e senza contaminazione c’è solo la paralisi. E credo che questo film si svolga soprattutto nelle nostre comunità locali, che devono pensarsi “intelligenti” non perché hanno comprato due semafori sincronizzati o dieci sensori, ma perché hanno una visione integrata ed organica di uno sviluppo in cui le tecnologie abilitano partecipazione, benessere equo e sostenibile, servizi disegnati intorno alle persone.
  • Perché è bello sentirsi uniti nelle comunità virtuali, ma ogni tanto mi serve di incontrare e di stringere la mano a un collega e guardarlo negli occhi; e un appuntamento annuale dove ci ritroviamo tutti serve anche a questo.
  • Perché la politica da sola non ce la può fare: troppo corto è il suo orizzonte. Noi parliamo di evoluzioni, loro di elezioni. Ma perché neanche l’amministrazione da sola ce la può fare: dal “palazzo” si vede poco e male e forse non è per caso che si tagliano le spese di missione e di formazione. E nemmeno le aziende fornitrici da sole ce la possono fare: sono state lasciate sole con i loro crediti pubblici e i loro debiti privati, senza un progetto e delle priorità chiare su cui investire, così in Italia ci sono rimaste spesso solo le filiali commerciali a vendere scatole fatte per altri. Né tantomeno le organizzazioni del terzo settore e della cittadinanza organizzata da sole ce la possono fare: rischiano di chiudersi in orticelli corporativi o in esperienze marginali e di perdere di vista il sistema nel suo complesso. Ma insieme invece ce la possiamo e ce la dobbiamo fare.

Questo è il mio augurio, la mia speranza e, in fondo, anche il mio perché.

Colgo anche l’occasione di questo anomalo editoriale per mettere in pratica quel dogma della total disclosure che predichiamo da anni e che è al centro di questa ventiquattresima edizione del FORUM PA. Trovate quindi qui sotto una risposta ad alcune domande su di noi: chi siamo; come ci finanziamo; quale è il budget di FORUM PA; quali le nostre attività principali. 

Cosa è FORUM PA?

FORUM PA è sia il nome e il marchio della manifestazione sia il nome di una società privata (una s.r.l.) che da circa venticinque anni opera con la missione di accompagnare le amministrazioni pubbliche sulla strada dell’innovazione organizzativa, istituzionale e tecnologica. Per adempiere a questa missione fa cinque cose:

  • La manifestazione annuale FORUM PA a maggio a Roma
  • La manifestazione Smart City Exhibition, in joint venture con Bologna Fiere in ottobre a Bologna
  • La consulenza strategica per comunicazione ed eventi a favore di aziende e amministrazioni
  • La comunicazione pubblica e l’assistenza a progetti a valere su fondi nazionali ed europei
  • La fornitura di servizi alle amministrazioni sul tema del BES, degli Open Data e del knowledge system management attraverso una piattaforma software originale

Come si finanzia la manifestazione FORUM PA e quanto costa?

  • La manifestazione non gode di alcun contributo di nessun genere e si finanzia esclusivamente tramite la fornitura di servizi integrati di comunicazione (convegni, seminari, workshop, spazi espositivi, pubblicità, sponsorship, ecc.)
  • Il budget della manifestazione è per il 2013 di circa 1.850.000 euro complessivi
  • Le macro voci di spesa sono:
    – Affitto spazi e servizi palazzo dei Congressi: circa 230mila euro
    – Spese di allestimento e di servizi verso le aziende e gli enti partecipanti e per la struttura e i servizi delle sale: circa 600mila euro
    – Costi commerciali e spese di personale dedicato: circa 400mila euro
    – Spese di comunicazione e pubblicità: circa 250mila euro
    – Spese generali e di struttura: circa 370mila euro
  • Le macro voci di entrata sono:
    – Partecipazione espositiva e congressuale di aziende private: circa 1.050mila euro
    – Partecipazione espositiva e congressuale di enti e amministrazioni pubbliche centrali e locali: circa 800mila euro
  • Il risultato atteso (sperato) per l’edizione 2013 è un sostanziale pareggio

Chi lavora a FORUM PA?

  • 20 dipendenti a tempo indeterminato (compresi gli amministratori)
  • 6 professionisti
  • dai 4 agli 8 collaboratori a tempo determinato su progetti specifici

Gli stipendi  sono in linea con i contratti nazionali; in particolare io guadagno circa 54mila euro l’anno netti.