4 marzo 2011. Bravo Brunetta, ce l’abbiamo fatta grazie all’innovazione!

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A più di due anni e mezzo dallo scoppiare della crisi finanziaria peggiore di sempre, oggi, all’inizio della primavera del 2011, possiamo dire che siamo in netta ripresa e che veramente ne stiamo uscendo. Nulla è come prima e non tutti i Paesi ce l’hanno fatta, ma l’Italia sì.

4 Marzo 2009

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Carlo Mochi Sismondi

Articolo FPA

A più di due anni e mezzo dallo scoppiare della crisi finanziaria peggiore di sempre, oggi, all’inizio della primavera del 2011, possiamo dire che siamo in netta ripresa e che veramente ne stiamo uscendo. Nulla è come prima e non tutti i Paesi ce l’hanno fatta, ma l’Italia sì.
Merito di tutti certamente, ma più di tutti merito della fiducia che cittadini, imprese, forze politiche e sindacali e Governo hanno avuto nella centralità dell’innovazione applicata a quattro campi principali: la scuola, la sanità, la giustizia, lo sviluppo sostenibile. Un grazie va, senza piaggeria, al Ministro Brunetta che, fedele al suo ruolo di Ministro dell’Innovazione, si è battuto come un leone perché la crisi non fosse un alibi per non investire nella rete, nelle tecnologie, nella PA digitale che sono state il vero motorino di avviamento della ripresa. Ma grazie anche alle imprese che hanno chiesto più rete e più incentivi alla ricerca e all’investimento, piuttosto che più “rottamazioni”…

Andrà così? E’ questo lo scenario che ci aspetta? Non lo so: quello che so è che come andrà si decide oggi, in queste settimane: nel lavoro politico di costruzione della finanziaria per il 2010 che sta avvenendo ora. Dopo non potremo che seguire, facendo del nostro meglio, il sentiero che oggi sarà imboccato.
Questa è anche la ragione per cui, in queste settimane, sono così insistentemente preoccupato per la responsabilità che abbiamo nella scelta tra costruire il futuro o conservare il presente.

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Noi stiamo cercando di fare la nostra parte: il prossimo 9 marzo a Milano metteremo intorno ad un tavolo i massimi esponenti dell’industria italiana dell’ICT assieme al sindaco Moratti e al Ministro Brunetta per dire con forza che il piano di e-government 2012 va finanziato, così come va gestito e monitorato con rigore e con il coraggio delle scelte selettive. Tutto non si può né si deve fare, questo è il momento di definire le priorità.

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L’idea è che in questi momenti di crisi bisogna lavorare insieme e senza disperdere le forze, ma anche con coraggio e creatività. La mia convinzione è che dobbiamo anche rivedere le regole e i comportamenti che legano la pubblica amministrazione e le imprese. Difficile pensare a partnership o a sinergie se il sistema di acquisto prescinde dal merito e dalle idee e si fossilizza sul massimo ribasso, difficile però anche se le aziende di tecnologia non investono nel nuovo, ma cercano di svuotare i cassetti riproponendo qua e là soluzioni vecchie, impossibile, infine, se le amministrazioni continuano a pagare così male, superando qualsiasi ragionevole termine e costringendo il mondo produttivo a fare da banca alla PA. Vedremo quel che uscirà dalla discussione e ve ne daremo conto.

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Chiudo con una nota preoccupata: avete letto l’ultima indagine ISTAT multiscopo sull’uso e delle tecnologie ICT nelle famiglie italiane? C’è da piangere: le nostre posizioni internazionali si confermano assolutamente inadeguate per un Paese che vuole uscire dalla crisi, il nostro digital divide non arretra… Anzi cresce e marca sempre più due Italie. Di questa situazione la PA ha una grande colpa ed una grande positiva responsabilità: la colpa è che non è riuscita dopo quasi dieci anni a far capire ai cittadini cosa davvero ci guadagnano con l’ e-government e non lo ha fatto perché la politica e la dirigenza apicale sono state drammaticamente inadeguate non hanno avuto il coraggio di pensare a cambiamenti di paradigma; la responsabilità è data dall’essere ormai l’unico relè che può far scattare l’innovazione diffusa.

La partita della crisi è appena cominciata. Sulla scacchiera molte mosse sono ancora possibili. Ma per poco, già a giugno avremo imboccato la strada dell’innovazione o quella della difesa dello status quo. Chi ha responsabilità alzi la voce.