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Barca (Miur): “Il Piano Scuola Digitale è una suite di app interoperabili”

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11 Novembre 2015

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Daniele Barca, Miur, ufficio Innovazione

Il PNSD, come documento, ha qualche settimana di vita ed almeno un triennio davanti per essere compiuto; ma in quel centinaio di pagine vi sono molti aspetti interessanti e nuovi. In primo luogo di policy. Non è frequente, infatti, che in un documento ufficiale del ministero si coniughino indirizzi forti, fattibilità amministrativa e progettualità dal basso.

Sono molti anni che collaboro con il MIUR in tante delle tornate “digitali”, con persone che ci credevano, tensioni sempre positive, ottime idee (per quanto sia difficile programmare in un settore per cui il domani è già passato). Per la prima volta, però, ho visto una consapevolezza diffusa a tutti i livelli (tecnico/politico, dipartimento della programmazione, direzione generale per l’edilizia, i fondi strutturali e l’innovazione digitale) che stavamo parlando di scuola , non solo di informatica, digitale, ecc; che la digitalizzazione di un mondo che ha la conoscenza nel suo DNA, non può non ragionare in termini di conoscenza e di saperi, anche quando si parla di servizi o dematerializzazione. È un corpo sociale che apprende per statuto, sempre; e nel PNSD questa idea per cui prima gli apprendimenti, prima i metodi, prima il modus, informa tutto il documento.

Da dirigente, e per giunta di un ufficio che ha l’ambizione di chiamarsi “innovazione digitale” la prima considerazione che mi viene in mente è che questo PNSD parte da un’analisi, una considerazione sullo status quo, di come il movimento digitale, sia istituzionale che non, sia comunque cresciuto e individua dei passaggi che chiunque abbia lavorato a contatto con le scuole individua subito come centrali.

Se dovessi pensare ad una metafora, credo che abbiamo incubato il PNSD come un’app, anzi una suite di app interoperabili. Non sto parlando del sogno (che pur accarezziamo) di realizzare un’app informativa ma anche gestionale del PNSD, con cui chiunque potrebbe controllare lo stato del proprio bando, progetto, finanziamento, la mappa delle scuole innovative, delle reti di formazione più vicine a casa, ecc… Su questo ci possiamo lavorare. No, alludevo in sostanza, all’aver concepito il PNSD come un insieme di funzioni che “risolvono” problemi . Che è poi il motivo del successo delle app: ognuna risolve quello specifico problema. Elenchiamone alcuni: la connettività, non tanto quella interna agli istituti per cui è già qualche anno che si sviluppano azioni, quanto la banda larga; la mancanza di una figura e di risorse dedicate per il digitale, anche per organizzare una semplice giornata interna di formazione, la scarsa diffusione del registro elettronico come del pc in classe, la partecipazione frammentata e parcellizzata alla formazione, l’ancora acerba alternanza scuola lavoro digitale… E ne potremmo elencare altri di bisogni.

Ecco, come una suite di app che risponde problemi singoli e determinati, il PNSD tocca queste (ma anche altre, sono quasi 40 le azioni) aree, con una lettura chiara del pregresso e delle esigenze ed una risposta diretta, talvolta al 100% delle scuole, talvolta con bando di selezione, talvolta ad una parte delle scuole, talvolta con azioni una tantum, talaltra con azioni a regime sui 3/5 anni, spiegando il perché delle scelte, semplificando le soluzioni (per renderne più efficaci gli effetti, come nel caso dei finanziamenti sul canone web o l’argent de poche di cui disporrà ogni scuola per costruire il digitale al suo interno) ma mai banalmente. Gli appassionati potrebbero osservare che, come da definizione, l’immagine dell’app richiama il walled garden, il giardino recintato, con il rischio che questa declinazione amministrativa di problem solving possa diventare asfittica, senza respiro. In realtà, chi ha letto il PNSD intuisce subito che non è così, un po’ per l’interoperabilità tra le scelte che innestano, insieme anche a quelle che vengono li definite sinergie, un ciclo di cambiamento per le singole istituzioni scolastiche; un po’ perché ogni azione confina con un’altra, funzionando proprio come quelle app di gioco di civilizzazione in cui si costruiscono nuovi blocchi di espansione partendo dai confini di quelli dati o realizzati.

E infatti, ora la palla passa alla realizzazione, ma anche qui due novità di “atteggiamento”:

  • la prima è che, a maggior conferma della fattibilità dell’intero piano, già alcune azioni sono state avviate prima della pubblicazione del PNSD, ed altre sono previste in questo scorcio di fine anno;
  • l’altra – che mi piace sottolineare proprio per questo contesto di scrittura del forum PA – è l’esistenza di 3 applicativi in line realizzati insieme al gestore informatico del MIUR, grazie al quale le scuole si interfacceranno con l’amministrazione. Uno già operativo per la rendicontazione dei progetti (che finora “viaggiava” su posta certificata, con tutte le evidenti difficoltà di download e lavorazione delle pratiche), uno per la proposizione dei Bandi di finanziamento che utilizza la piattaforma Protocolli in rete (a cura del Dipartimento per la programmazione del MIUR) ed automatizza, volendo, anche il procedimento di selezione una volta stabiliti i criteri e l’algoritmo di soluzione, ed uno per la gestione dei corsi di formazione, basato sul sistema informativo Polis/Sidi, ma attagliato dal 2014 alla raccolta dei dati su tutti i corsi finanziati dal MIUR per la formazione tecnologica. Ma non solo, ed è lo stesso PNSD ad annunciarlo. L’obiettivo è di armonizzare tra loro questi tre tasselli (pubblicazione bandi e graduatorie, gestione corsi, rendicontazione on line), ma completarli anche con la rilevazione qualitativa dei progetti e delle azioni avviate.

Una bella sfida che può permettere una gestione ed una implementazione flessibile del PNSD, adattandolo in un futuro anche immediato, alle esigenze o alle nuove strade da percorrere in un campo, quale è quello dell’educazione nell’era digitale, che evolve continuamente ma continuamente richiede, per la vocazione stessa della scuola, una sedimentazione affidabile. Per una via – come scrive il PNSD – italiana al digitale.

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