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Materie scientifiche, per le ragazze un mese solo non basta

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La lotta alla disparità di genere in ambito lavorativo procede a un ritmo troppo lento e, di questo passo, il traguardo della parità non potrà essere raggiunto prima del 2033. Nel settore tecnico-scientifico il gap è ancora più forte, in Italia ancora di più. Ma qualcosa inizia a muoversi

12 Maggio 2016

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Mirta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale

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Secondo il World Economic Forum la lotta alla disparità di genere in ambito lavorativo procede a un ritmo troppo lento e, di questo passo, il traguardo della parità non potrà essere raggiunto prima del 2033. Nel settore tecnico-scientifico il gap è ancora più forte, basti pensare che solo il 3 per cento delle ragazze europee si laurea in informatica, rispetto al 10 per cento dei ragazzi. E appena il 9 per cento degli sviluppatori di app sono donne. Allora cosa si può fare?

Un’indagine Iris-Observa di qualche anno fa ha cercato di capire quali sono le figure che influenzano maggiormente la scelta di studiare discipline scientifico-tecnologiche all’università. La rilevazione è stata condotta su studenti del primo anno di diversi corsi di laurea. Per tutte le facoltà il ruolo decisivo è giocato dai buoni insegnanti, seguito dalle figure genitoriali, mentre, a sorpresa, gli esperti di orientamento incidono in modo poco significativo. Questo dato ci aiuta a capire che, nonostante media e social network abbiamo un ruolo sempre più invasivo nella vita dei giovani, il contesto educativo continua a fare la differenza ed è qui che si devono sperimentare nuove strategie. Non ho trovato gli stessi dati suddivisi per genere, però, mi sento di affermare, per una sorta di evidenza empirica, che le figure di buone insegnanti siano ancora più decisive per le studentesse, per orientarle verso la scelta di studi scientifici.

In questi ultimi anni, grazie ad alcune iniziative dedicate alle ragazze, da Nuvola Rosa a Coding Girls, ho avuto la possibilità di incontrare centinaia di giovani donne. Dietro alle ragazze più motivate ci sono insegnanti appassionate sostenute, a loro volta, da agguerrite dirigenti scolastiche che le supportano in tutte le iniziative di sperimentazione e innovazione didattica. Ci sono tante docenti che hanno scelto la professione dell’insegnamento con grande determinazione e la rinnovano anno dopo anno con lo stesso entusiasmo, attente a tutti gli aspetti dell’educazione per la vita (conoscenze, competenze e valori). Le prime coach che alimentano la passione delle adolescenti per la tecnologia sono proprio le docenti, che sanno come potenziare nelle studentesse autostima e consapevolezza delle proprie capacità.

Lo studio europeo Women active in the ICT sector, che si è interrogato sulle ragioni che impediscono alle donne di essere le vere protagoniste del digitale, ha individuato i seguenti fattori:

tradizioni culturali e stereotipi sul ruolo delle donne

barriere interne e fattori socio-psicologici (scarsa fiducia in sé stesse, scarse capacità negoziali, avversione al rischio e atteggiamento negativo verso la competizione)

barriere esterne: un ambiente a forte predominanza maschile, difficoltà di conciliare vita privata e vita lavorativa e mancanza di modelli di riferimento nel settore.

Ma qual è il modo migliore per superare gli stereotipi di genere e attrarre le giovani donne verso la carriera digitale? Il modo più efficace è dare visibilità a modelli positivi da seguire, a professioniste attive e realizzate. Per questo, con l’aiuto dei docenti, cerchiamo di portare nelle scuole figure di donne che hanno avuto successo grazie alla passione per il loro lavoro.

E questa strategia funziona. Occorre, però, trovare figure di giovani donne concrete, reali, che propongano traguardi raggiungibili. Con attenzione anche alle diverse età della vita. Le universitarie, ad esempio, nel ruolo di coach e tutor sono in grado di trainare e appassionare le studentesse più giovani ancora impegnate tra i banchi di scuola.

Per questa ragione, quando il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha lanciato il Mese delle Stem, con lo slogan “Le studentesse vogliono contare!”, abbiamo aderito subito, dedicando una pagina del nostro sito all’iniziativa. E, in occasione della RomeCup 2016, abbiamo fatto incontrare alle scuole le tre “donne geniali della robotica” organizzando un talk al femminile, moderato dalla giornalista Rai Celia Regina Guimaraes: Barbara Mazzolai, coordinatrice del Centro di Micro–Bio robotica dell’ITT, Cecilia Laschi, professore associate di Bio Robotica, alla Scuola Sant’Anna di Pisa e Barbara Caputo, professore associato nel Dipartimento di Ingegneria informatica della Sapienza Università di Roma. Tre donne molto diverse che hanno saputo parlare alle ragazze in modo efficace e diretto.

Nei prossimi giorni, come Fondazione Mondo Digitale, siamo al fianco di Microsoft per l’iniziativa Nuvola Rosa on tour e poi continuiamo a lavorare alla nuova edizione di Coding Girls. Sono convinta che ogni mese debba essere un mese delle Stem. E non solo per le ragazze.

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