PNRR e Agenda 2030: come legarli per raggiungere gli obiettivi?

Sviluppo sostenibile: il 2030 si avvicina e gli obiettivi sono ancora lontani. Il PNRR ci aiuterà a raggiungerli?

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Se non ci sarà una svolta, che faccia diventare l’Agenda 2030 pienamente organica alle politiche nazionali, l’Italia non ce la farà a raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Lo sottolinea il Rapporto annuale appena presentato dall’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile). Per sostenere il cambiamento, possiamo ripartire da alcuni segnali positivi, che pure ci sono, come lo scenario europeo tracciato da Green Deal e Next Generation Eu, e la grande mobilitazione e attenzione dei giovani su questi temi, come abbiamo visto in questi giorni a Milano in occasione dell’evento ‘Youth4Climate’. E il PNRR? Da solo non basterà, ASviS lo aveva già sottolineato nel maggio scorso, ma si può lavorare ancora per agganciare meglio il percorso del Piano all’Agenda 2030

1 Ottobre 2021

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Michela Stentella

Direttore responsabile www.forumpa.it

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È un forte grido di allarme quello che emerge dall’ultimo Rapporto “L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” realizzato da ASviS (l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile). Lo studio analizza ogni anno lo stato di avanzamento del nostro Paese verso il raggiungimento dei 17 Obiettivi dell’Agenda ONU 2030. E quest’anno ci parla anche del rapporto tra PNRR e Agenda 2030, tema a cui ASviS aveva già dedicato un report nel maggio scorso.

I risultati del Rapporto ASviS: Italia ancora lontana dagli obiettivi dell’Agenda 2030

Il Rapporto, appena presentato, sottolinea il forte (e negativo) impatto della pandemia a livello planetario, per via delle pesanti ricadute sociali ed economiche e dell’aumento delle disuguaglianze, non solo tra le diverse aree del mondo, ma anche all’interno dei singoli Paesi.

Questi aspetti, uniti alle numerose crisi (come quella in Afghanistan, solo per citare quella più attuale) mettono a rischio il raggiungimento degli Obiettivi, anche perché non c’è più molto tempo: sono passati già sei anni dalla sottoscrizione dell’Agenda nel settembre 2015 e ne restano solo nove alla data scelta per la realizzazione dei Goals. E di questo passo l’Italia, che già si trovava indietro prima della pandemia, non ce la farà: dall’analisi degli indicatori relativi agli SDGs, emerge infatti che tra il 2019 e il 2020 siamo migliorati solo per tre Obiettivi, relativi a sistema energetico (Goal 7), lotta al cambiamento climatico (Goal 13) e giustizia e istituzioni solide (Goal 16); siamo stabili su altri tre, alimentazione e agricoltura sostenibile (Goal 2), acqua (Goal 6) e innovazione (Goal 9); ma siamo peggiorati su ben nove Obiettivi, povertà (Goal 1), salute (Goal 3), educazione (Goal 4), uguaglianza di genere (Goal 5), condizione economica e occupazionale (Goal 8), disuguaglianze (Goal 10), condizioni delle città (Goal 11), ecosistema terrestre (Goal 15) e cooperazione internazionale (Goal 17). Per i Goal 12 e 14 l’assenza di informazioni relative al 2020 non ha permesso una valutazione completa.

Per la prima volta il Rapporto include anche una selezione di 32 target quantitativi, basati su obiettivi concordati a livello europeo, che mostrano la distanza che rimane da coprire per conseguire le varie dimensioni dell’Agenda 2030. Come è prevedibile, anche questa analisi non è ottimistica, in base alle tendenze degli ultimi anni l’Italia potrebbe riuscire a centrare solo i Target associati a quattro Goal: coltivazioni destinate a colture biologiche (Goal 2), morti in incidenti stradali (Goal 3), consumi finali lordi di energia (Goal 7) e tasso di riciclaggio (Goal 12).

Le proposte di ASviS

Ma il Rapporto di ASviS, come ogni anno, parte dall’analisi per passare alle proposte, e anche in questa edizione ne evidenzia diverse, sia specifiche per ciascun Goal, sia trasversali. Tra queste: inserire nella Costituzione il concetto di sviluppo sostenibile; definire con chiarezza la responsabilità della Presidenza del Consiglio nel sovraintendere all’attuazione complessiva dell’Agenda 2030 in Italia; istituire con la legge di Bilancio per il 2022 un ente pubblico di ricerca per gli studi sul futuro; predisporre l’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile, come articolazione della Strategia nazionale; aggiornare il PNIEC (Piano nazionale energetico) per allinearlo agli obiettivi europei di taglio alle emissioni per almeno il 55% entro il 2030, nella direzione della neutralità climatica entro il 2050 e approvare il Piano Nazionale dell’Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) aggiornato ai nuovi indirizzi dell’UE; costruire, a partire dalla Legge di Bilancio per il 2022, un piano con una sequenza temporale definita per l’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili e dannosi per l’ambiente; istituire un Tavolo di confronto istituzionale permanente con la società civile sulle politiche di genere; riformare complessivamente l’esistente sistema di welfare per dargli una prospettiva universale; creare entro quest’anno un tavolo di lavoro per disegnare entro la fine del 2022 un Piano nazionale per l’occupazione, con focus prioritario sull’occupazione giovanile, femminile e al Sud, coinvolgendo gli stakeholder di riferimento del settore pubblico e privato; istituire, entro la prima metà del 2022, una piattaforma di consultazione permanente della società civile per la valutazione “trasversale” dell’impatto dei provvedimenti legislativi sull’Agenda 2030.

Segnali positivi…in particolare dall’Europa e dai giovani

Alcuni segnali positivi comunque ci sono, come sottolineato in occasione della presentazione del Rapporto, e arrivano in particolare dalle politiche dell’Unione europea, dato che la Commissione von der Leyen ha messo l’Agenda 2030 al centro della propria azione. L’UE con il Green Deal ha posto le basi per intraprendere una transizione sostenibile e giusta socialmente, e con il Next Generation Eu si è dotata di strumenti finanziari nuovi per sostenere l’Unione nella lotta ai cambiamenti climatici. Tema quest’ultimo su cui, proprio in questi giorni, si sono confrontati a Milano quasi 400 giovani, tra i 15 e i 29 anni, arrivati da 186 Paesi di tutto il mondo per partecipare all’evento ‘Youth4Climate: Driving Ambition’, organizzato dal Governo italiano in partnership con il Regno Unito. I partecipanti hanno lavorato a una dichiarazione affrontando quattro tematiche – ambizione climatica; ripresa sostenibile; coinvolgimento dei soggetti non statali; una società più consapevole delle sfide climatiche – per consegnarla poi ai Ministri partecipanti alla Pre-COP26 (la COP26, conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si terrà a Glasgow tra il 31 ottobre e il 12 novembre). Anche la grande partecipazione dei giovani all’evento Youth4climate è quindi un grande segnale, che non deve restare inascoltato, come ha sottolineato la presidente dell’ASviS, Marcella Mallen, mentre l’altro presidente Pierluigi Stefanini ha ricordato l’importante discorso pronunciato dal presidente del Consiglio Mario Draghi all’Assemblea delle Nazioni Unite, che dimostra la consapevolezza nel governo della gravità della situazione e delinea le azioni da compiere per uscirne. “Contiamo che dalle parole si passi il più presto possibile ai fatti”, ha sottolineato Stefanini.

PNRR e Agenda 2030

Tornando quindi alle proposte contenute nel Rapporto ASviS, ce ne sono alcune che citano espressamente il PNRR: aggiornare la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile (SNSvS) – che sarà presentata nel 2022 all’High Level Political Forum (HLPF) delle Nazioni Unite – in coerenza con le proposte formulate nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e con il Programma Nazionale di Riforma (PNR); garantire che il tema delle giovani generazioni, indicato come trasversale dal PNRR italiano, abbia un’effettiva valenza nel disegno di tutte le politiche; istituire, entro la prima metà del 2022, una piattaforma di consultazione permanente della società civile per la valutazione “trasversale” dell’impatto dei provvedimenti legislativi sull’Agenda 2030, correlata alla richiesta di valutazione ex ante (anche qualitativa) dell’impatto atteso sui 17 SDGs e sui singoli Target. Questa piattaforma potrebbe anche coprire la valutazione del progresso sul PNRR.

Sul rapporto tra PNRR e Agenda 2030, l’ASviS si era già espressa nel maggio scorso in un Rapporto che analizzava in dettaglio il Piano rispetto ai 17 Obiettivi. Per fare un’estrema sintesi, era stato sottolineato come il PNRR, pur presentando alcuni passi avanti verso il raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030, contenga anche numerose criticità e da solo non basterà. Si facevano anche in quel caso una serie di proposte, tra cui alcune speculari a quelle del Rapporto annuale appena presentato, come l’aggiornamento della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile, la riforma dell’esistente sistema di welfare, l’accento sul tema dei giovani e della parità di genere, nonché sull’importanza del coinvolgimento e del dialogo con i cittadini e con tutti gli stakeholder. L’assunto di base è si può fare di più e che l’Agenda 2030 deve ancora diventare pienamente organica alle politiche nazionali.

In sostanza il PNRR, che tutti riconosciamo come un’opportunità unica per il rilancio del nostro Paese, è un elemento di attenzione critica, ma anche di speranza rispetto all’Agenda 2030. Lo ha sottolineato proprio in occasione della presentazione del Rapporto ASviS il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, co-fondatore dell’Alleanza di cui è stato portavoce fino alla nomina a ministro il 13 febbraio scorso: “Il PNRR è una rivoluzione; pur con tutti i limiti che l’ASviS ha segnalato, mostra che si possono fare le cose in modo diverso. Si può ridisegnare il Piano come strumento per stimolare la crescita economica, l’occupazione. Mi rendo conto che ci sia scetticismo ampio sugli annunci, per questo stiamo correndo nell’attuazione del Piano. Anche il monitoraggio è importante: l’Unione europea ci chiede di non guardare solo alla rendicontazione finanziaria, ma di guardare a tutti gli aspetti che l’Agenda indica”. Il Ministro Giovannini ha ricordato, infine, che il 70% dei fondi assegnati al MIMS è stato riconosciuto come contributo alla crisi climatica (quindi 43 sui 62 miliardi di euro stanziati) e ha annunciato che il Governo comunicherà a breve lo stato di attuazione del PNRR.

Insomma, come ha sottolineato il Ministro Giovannini, ci sono molti “segnali deboli” (secondo la definizione di Moisés Naím) che ci raccontano di un cambio di paradigma. Per guardare al 2030 come una meta ancora raggiungibile possiamo partire da questi segnali e rafforzarli affinché diventino la chiave di volta.

Potete rivedere anche l’intervento del Ministro Giovannini a FORUM PA 2021, durante il quale aveva commentato l’approvazione del PNRR italiano da parte della Commissione europea e si era soffermato sulla necessità di cambiamento che gli obiettivi di sostenibilità impongono a tutti noi.

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