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Tecnologia e Governance per la città sostenibile: comincia il percorso verso ICity Lab 2018

Ci siamo, è on line il programma provvisorio di ICity Lab, il nostro incontro annuale nell’ambito del quale presenteremo la 7ª edizione dell'indagine "ICity Rate" sulle città smart italiane. Il tema di fondo rimane quello della sostenibilità della dimensione urbana, con due aspetti imprescindibilmente legati: la dimensione tecnologica e quella della governance dei processi. Parliamo, infatti, di Smart Sustainable City: una città che fa ricorso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per portare avanti processi di innovazione istituzionale, culturale ed organizzativa, come risposta alle esigenze di sostenibilità economica, sociale e ambientale

Photo by Tolga Kilinc on Unsplash - Photo by Tolga Kilinc on Unsplash

Ci siamo, è on line il programma provvisorio di ICity Lab, il nostro incontro annuale nell’ambito del quale presenteremo la 7ª edizione dell'indagine "ICity Rate" sulle città smart italiane.

Il tema di fondo rimane quello della sostenibilità della dimensione urbana. Già lo scorso anno mettemmo in evidenza come sia oramai impossibile parlare di smart city senza tenere conto degli obiettivi della Strategia per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. A questo fine proponemmo una nuova definizione di città smart che coniugasse i due aspetti. Dalla nostra prospettiva, la Smart Sustainable City è la città che fa ricorso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per portare avanti processi di innovazione istituzionale, culturale ed organizzativa, per migliorare la qualità della vita, i livelli di occupazione, la competitività, come risposta ai bisogni delle generazioni attuali e future e garantendone la sostenibilità economica, sociale e ambientale.

Sono dunque due gli aspetti che crediamo imprescindibilmente legati: la dimensione tecnologia e quella della governance dei processi (vedi il contributo del nostro Daniele Fichera), i cui elementi sono descritti nella pagina dedicata alla presentazione della Manifestazione 2018.

Le necessità dal punto di vista tecnologico sono evidenti: è urgente accelerare il processo di infrastrutturazione delle reti e delle tecnologie (dalle IOT al cloud) in grado di creare un ambiente abilitante dei processi in corso. Dal punto di vista della governance si tratta di gestire i rapporti trai i diversi attori coinvolti e definire le regole comuni di gestione dei processi. Ma se i ritardi infrastrutturali sono evidenti e puntualmente evidenziati dai periodici rapporti internazionali, una tarda consapevolezza dell’importanza di adottare una governace collaborativa rischia di rallentare ancora di più i processi di rinnovamento e di innovazione nelle e delle nostre città. In occasione della Manifestazione di maggio, presentando il lavoro del nostro ospite Stephen Goldsmith, mettemmo in evidenza come sia necessario per la PA fare riferimento a un modello organizzativo che abbandoni la logica verticale a favore di una orizzontale, in grado di coinvolgere i diversi attori pubblici, privati e del non profit, nella progettazione e gestione dei servizi avanzati. Tale obiettivo può essere perseguito attraverso il riconoscimento e la promozione delle reti e delle connessioni sociali, il governo di processi decisionali inclusivi e di progettazione partecipata e l’uso sapiente delle tecnologie andando a configurare una piattaforma, un sistema sociotecnico in grado di abilitare e sostenere lo sviluppo. Da questa prospettiva la PA abilitante diventa una casa aperta di processi, di informazioni, di dati prodotti dai diversi attori e frutto della collaborazione fra questi.

Prendiamo un esempio. In molte città italiane è arrivato repentinamente il sevizio di bike sharing a flusso libero. In teoria un’importante occasione per completare l’offerta di mobilità pubblica con un’offerta privata snella, veloce, flessibile che ben si adatta alla fluidità della domanda attuale. I risultati sui processi urbani, però, sono ben diversi.

Da una parte ci sono le città, la maggior parte anche tra le grandi, che hanno “subito” questa innovazione. L’offerta del flusso libero è arrivata spontaneamente in un contesto dove le politiche di mobilità sostenibile non sono esplicite e senza un quadro regolatorio di riferimento. I gestori privati non hanno collaborato con la città ma l’hanno usata come un gigantesco marketplace.

Dall’altra, l’esatto contrario. Città come Firenze (vedi contributo dell’assessore Bettarini) hanno gestito l’offerta proveniente dagli operatori privati all’interno di un contesto ben definito di strategie e di regole. Hanno introdotto policy innovative come quella per cui i dati raccolti dall’operatore privato sono poi condivisi, in modalità aggregata, all’amministrazione cosi da poterle fornire informazioni utili per il governo e l’amministrazione del territorio.

La città, nel secondo caso, non è un terreno di conquista ma una piattaforma abilitante, appunto, di nuove forme di creazione di valore pubblico.

Delle due dimensioni, quella tecnologica e quella della governance, parleremo ad ICity Lab con occasioni di approfondimento, di incontro e confronto. Il programma è in bozza, come al solito, suggerimenti ed integrazioni sono benvenuti.