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Csi Piemonte, Pietro Pacini: “Ecco come diventeremo un polo strategico nazionale”

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8 Febbraio 2019

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Eleonora Bove

Photo by Samuel Zeller on Unsplash

Il mercato pubblico sta cambiando. Alla PA non basta più acquisire beni tecnologici standard che rispondano alle esigenze del momento. Lo scenario economico si apre anche per le pubbliche amministrazioni e si fanno più stringenti i dettami in materia di open source, riuso e co-progettazione di nuove soluzioni. Il cambiamento è ancora più evidente se si guarda alle in house tecnologiche, che da software house pubbliche si stanno trasformando in service broker di innovazione digitale.

E’ l’esempio del CSI Piemonte che ha presentato a gennaio un piano di attività che prevede entro il 2021 un aumento di fatturato di oltre 10 milioni rispetto al 2018, grazie anche a un’apertura al mercato internazionale. Dietro a tutto questo c’è Pietro Pacini, già in Poste Italiane e Telecom, da ottobre 2018 direttore generale del consorzio piemontese. Il suo mandato quinquennale sarà focalizzato sulla realizzazione del nuovo Piano Strategico 2019-2021 approvato dall’Assemblea dei Consorziati a luglio dello scorso anno.

Vi siete dati degli obiettivi ambiziosi. Passare dai 123 milioni di euro del 2018 a 134 milioni per il 2019, fino ai 134 previsti per il 2021. Come ci riuscirete?

Sì, sono obiettivi ambiziosi, ma la Regione sta investendo molto nella digitalizzazione dei servizi e nelle PA locali ci sono progetti importanti che danno impulso al settore, penso al portale TorinoFacile a cui si può accedere per la prima volta con la carta d’identità elettronica. Coglieremo anche la possibilità che ci dà la normativa di andare direttamente sul mercato per il 20% del fatturato. Proprio questa settimana abbiamo lanciato la nuova direzione di mercato nazionale e internazionale. E poi la Regione sta investendo molto anche sulla sanità digitale.

Dal Fondo sanitario nazionale infatti arrivano al Piemonte circa 8 milioni di euro. Su cosa state lavorando?

Abbiamo già realizzato il primo fascicolo sanitario elettronico interoperabile, stiamo lavorando affinché tutte le aziende sanitarie locali siano interconnesse e possano alimentare il fascicolo, e abbiamo lanciato la gara per il nuovo sistema delle vaccinazioni. Ma il lavoro più impegnativo è il sistema contabile amministrativo unico che farà dialogare la Regione con le Asl.

Torniamo alle linee di azione per il 2019, su quali tecnologie investirete?

Investiremo sulle importanti infrastrutture di CSI. Non solo quindi i due data center che abbiamo, classificati Tier III, ma anche sul cloud. Siamo la prima partecipata pubblica qualificata da AgID come cloud service provider e questo ci permette di mettere a disposizione non solo della PA, ma di tutto il mercato la nostra infrastruttura. Stiamo investendo anche sulla blockchain e sulla nostra smart data platform.

Cos’è la smart data platform?

È un’evoluzione importante dei nostri sistemi che gestiscono più di un miliardo di informazioni, tra immagini e dati, e che ci permetterà di lavorare su intelligenza artificiale e big data.

Si è rafforzato il ruolo di aggregazione e qualificazione della domanda regionale di innovazione delle società in-house. Questo significa abilitare un nuovo rapporto tra PA locali e vendor tecnologici?

Assolutamente sì, il CSI Piemonte è un system integrator. Siamo un abilitatore di tecnologie, ma allo stesso tempo orientiamo la scelta delle PA locali su alcune tecnologie perché abbiamo conoscenza delle opportunità offerte dal mercato. Ad esempio scegliamo principalmente soluzioni open source, lo sono il 50-60% dei nostri software, tanto che abbiamo anche aperto un centro di competenza sul tema.

In virtù di questa intermediazione, le società in-house possono contribuire alla riduzione del gap di competenze che spesso si registra sullo stesso territorio e soprattutto nelle amministrazioni più piccole. Come opera in questo senso il CSI?

Con il nuovo piano strategico abbiamo creato dei centri di competenza, i center of excellence, su alcuni temi fondamentali per lo sviluppo delle amministrazioni locali: open source, come dicevo prima e anche cybersecurity, digital e UX design, big data analytics, intelligenza artificiale e blockchain.

Ci sarà bisogno di rafforzare la struttura?

Siamo tornati ad assumere dopo tanto tempo. Entro il 2021 assumeremo 50 giovani neo laureati; 15 sono entrati lo scorso anno e altri 18 entreranno quest’anno. Abbiamo ripensato l’organizzazione interna, siete i primi a saperlo, ora è molto più focalizzata sugli aspetti decisionali con responsabilità che includano anche i centri di competenza, le infrastrutture e le architetture. Più tre macro aree: PA digitale, sanità digitale e i temi legati al sistema industriale produttivo e agricolo. Le competenze interne ci sono, stiamo lavorando su un diverso approccio al cliente e al mercato.

Lei è arrivato da tre mesi in CSI. Tra i progetti realizzati che ha trovato, quale ritiene una best practice?

Il Sistema Informativo Agricolo Piemontese, che gestisce in trasparenza l’erogazione dei fondi comunitari. Informatizzando e automatizzando l’intero processo amministrativo, il sistema facilita le relazioni tra amministrazioni e imprese agricole, consentendo a queste ultime di gestire le pratiche attraverso funzioni di sportello on line. Tramite questo sistema nel 2018 sono stati distribuiti agli agricoltori piemontesi 600 milioni di euro tra fondi europei e regionali e sono state gestite 400 mila domande di autorizzazione.

Come vede tra anno CSI Piemonte?

Come un polo strategico nazionale per infrastrutture e competenze, a disposizione di tutte le PA italiane che avranno bisogno di innovazione.

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