Epayment, senza standard non c'è storia: mettiamoli nel Cad - FPA

Epayment, senza standard non c’è storia: mettiamoli nel Cad

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Ci sarà un futuro positivo dei sistemi di pagamento se essi si baseranno sul principio di neutralità tecnologia e su standard internazionali, che a loro volta sono creati sulla base di normazioni tecniche condivise. Il Codice dell’amministrazione digitale rischia di essere occasione persa

23 Febbraio 2016

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Daniele Tumietto, componente del Forum Italiano Fatturazione elettronica e eprocurement

Oramai è consolidato, e verificato, l’assunto che la digitalizzazione dei processi porta una semplificazione per l’archiviazione e il controllo dei documenti, generando anche un impatto positivo nel processo di gestione degli adempimenti amministrativi che diventano più efficienti e trasparenti.

La digitalizzazione origina anche un altro aspetto importante: l’utilizzo di flussi di dati strutturati, cioè generati mediante un formato riconoscibile nel contenuto, non permette ambiguità nell’interpretazione dei dati che in essi sono rappresentati.

All’origine di tutto ci fu l’obbligo di fattura elettronica verso la PA, cioè il grimaldello per iniziare a cambiare la Pubblica Amministrazione traghettandola verso una gestione digitale dei documenti e dei processi.

Poi arrivò l’estensione della fattura elettronica anche ai privati, che partirà in via sperimentale l’1 luglio 2016 e per opzione dall’1 gennaio 2017, con la previsione di introduzione dell’obbligatorietà in un prossimo futuro.

Snodo centrale del percorso d’innovazione della PA è quello dei pagamenti elettronici che in Italia rappresenta, per le imposte che pagano imprese e cittadini ogni anno, un mercato di circa 60 miliardi di euro, di cui oltre 45 miliardi sono incassati da regioni ed enti locali.

Queste cifre indicano quanto sia importante e non rinviabile lo switch off dell’analogico (cioè abbandono della carta) e l’avvio della completa digitalizzazione del ciclo Pubblica Amministrazione e fornitori, anche perché rappresentano la variabile fondamentale per riuscire a raggiungere l’obiettivo che la Commissione Europea aveva individuato con il programma quadro I2020 che si basava anche su incremento della trasparenza, del monitoraggio e del controllo della spesa per meglio gestire la programmazione economico-finanziaria dei singoli Stati Membri.

Ad oggi la realtà Italiana presenta però un contesto abbastanza deludente perché poche sono state le amministrazioni che hanno aderito al Nodo dei Pagamenti-SPC (attivo dal 2013), che è piattaforma tecnologica alla base dell’interoperabilità tra le Pubbliche Amministrazioni ed i Prestatori dei Servizi di Pagamento.

Il Governo, nell’ambito delle iniziative legislative collaterali all’avvio della Fattura Elettronica verso la PA, aveva introdotto l’obbligo di aderire al Nodo dei Pagamenti-SPC per le PA centrali e locali entro il 31 dicembre 2015, e l’obbligo di attivare i relativi servizi entro il 31 dicembre 2016. L’infrastruttura della piattaforma è molto importante perché si basa sul concetto di neutralità tecnologica rispetto agli aspetti organizzativi degli operatori, da un lato, e alle scelte di pagamento dei cittadini, dall’altro.

Durante il 2015 i numeri che si riferiscono alle transazioni passate sul sistema sono stati abbastanza deludenti, tanto da spingere l’AgID a promuovere il marchio “PagoPA” per incrementare la consapevolezza e l’utilizzo di un sistema che deve essere spinto anche dalla domanda dei cittadini, con l’obiettivo di accelerare l’ammodernamento della Pubblica Amministrazione che trovano in “Pago PA” un sistema standardizzato che, con la semplice adesione, permette di rapportarsi con qualsiasi ente aderente mediante l’adesione quali Prestatori dei Servizi di Pagamento.

“PagoPA” facilita l’avvio di un nuovo modello di rapporto, nell’ambito dei pagamenti, tra cittadino e Pubbliche Amministrazioni, che si allargherà anche a piattaforme innovative e non necessariamente legate al mondo bancario, e l’avvio di novità quali l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) e il Sistema Pubblico d’Identità Digitale (SPID) che si auspica creeranno un reale cambiamento anche verso una maggiore semplificazione.

È doveroso evidenziare che su quest’ultimi due aspetti in questi giorni si sta discutendo nell’ambito del “famigerato” documento “schema di decreto legislativo relativo al Codice dell’Amministrazione Digitale” che al suo interno contiene numerose norme che sono molto impattanti nei rapporti tra cittadini e Pubblica Amministrazione.

Dal predetto schema di decreto legislativo diffuso dopo la sua approvazione in Consiglio dei Ministri, emergono numerose preoccupazioni da parte della dottrina e della società civile perché l’ammodernamento e la semplificazione (a favore dei cittadini) non è così presente come era stato annunciato, ed a questo si aggiunge anche il fatto che in alcuni punti il predetto decreto appare in contrasto con il Regolamento Europeo “eIDAS” n.910/2014.

Un punto dello “schema di decreto legislativo relativo al Codice dell’Amministrazione Digitale” che rileva anche per quanto riguarda i pagamenti elettronici, è legato alla conservazione dei documenti che nel “domicilio speciale” trovano, o dovrebbero trovare a giudizio dello scrivente, una naturale destinazione.

Infatti, il domicilio speciale deve fare riferimento ad un servizio che sia un contenitore non solo dei documenti relativi ai pagamenti effettuati, ma anche un archivio dove siano conservati anche gli altri documenti che riguardano il cittadino (o meglio gli Hash degli stessi) e che sia quindi garantita la conservazione e la possibilità di reperire la prova dell’avvenuta ricezione (o produzione) del documento.

Tale sistema deve essere basato sull’utilizzo di standard di riferimento internazionali, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica.

Parallelamente deve essere introdotto nel predetto decreto anche un sistema giuridico di tutela del cittadino che, nel caso di documenti inviati alla Pubblica Amministrazione per gli adempimenti (ad esempio pagamenti) e la conservazione dei relativi documenti (ad esempio ricevute) utilizzando le corrette procedure standardizzate che saranno scelte. Infatti il cittadino non può essere responsabile, un domani, della mancata esibizione dei documenti in caso di impedimento, anche momentaneo, all’accesso ai documenti che lo riguardano e che sono conservati nel “domicilio speciale”.

Infine in tale sistema deve essere previsto, come contraltare, anche un sistema sanzionatorio per le Pubbliche Amministrazioni, ed i suoi responsabili dei relativi servizi, che siano inadempienti rispetto ai loro obblighi ed ai diritti dei cittadini.

Tornado alla domanda del titolo dell’articolo, la mia risposta è Sì.

Ci sarà un futuro positivo dei sistemi di pagamento se essi si baseranno sul principio di neutralità tecnologia e su standard internazionali , che a loro volta sono creati sulla base di normazioni tecniche condivise, volte a tutelare la collettività nel suo insieme nel rispetto del principio di neutralità tecnologica che permette a chiunque di scegliere lo strumento che preferisce nell’utilizzo dei pagamenti elettronici.