I giudizi restano "lenti" nonostante il PCT: serve un vero switch off - FPA

I giudizi restano “lenti” nonostante il PCT: serve un vero switch off

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4 Dicembre 2015

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Andrea Rossetti, Università degli Studi di Milano-Bicocca

Martedì 10 novembre, sulla pagina Facebook ufficiale del Capo del governo è apparso questo comunicato: “Uno dei primi atti del Governo sul tema giustizia è stato introdurre il processo civile telematico. Dopo più di un anno guardiamo con grande soddisfazione ai dati che si stanno consolidando. Da novembre 2014 sono stati depositati da avvocati e professionisti oltre 5,5 milioni di atti: ad ottobre 2015 +464 mila (+344%) rispetto ad ottobre 2014. Nello stesso periodo i provvedimenti telematici depositati dai magistrati sono stati oltre 3,2 milioni, ad ottobre +146 mila (+63%) rispetto all’anno precedente. I tempi di emissione dei decreti ingiuntivi telematici sono quasi dovunque diminuiti: a Catania -22%, a Napoli -21%, a Milano -20%, a Roma -48%. Infine le comunicazioni telematiche attivate in tutti i tribunali e nelle corti d’appello sono state oltre 15 milioni con un risparmio per lo Stato stimato in oltre 53 milioni di euro. Lo avevamo promesso, lo stiamo facendo grazie al lavoro quotidiano di Andrea Orlando, vogliamo liberare i tribunali dalle scartoffie e dalla burocrazia. Con maggiore efficienza, trasparenza, riducendo drasticamente i costi per la collettività e anche i tempi della giustizia. Perché un Paese più moderno, più serio rispetto alla domanda di giustizia dei cittadini e più attraente per gli investimenti ha bisogno di un sistema che funzioni davvero. Di una giustizia “civile” in tutti i sensi. E questa è # lavoltabuona ”

Al di là dei toni ottimisticamente trionfalistici a cui Matteo Renzi ci ha abituati, a che punto è il PCT? Al di là di quello che si legge in rete, dove ovviamente sono le opinioni più radicali e polarizzate quelle ad avere maggiore audience, l’impressione è che il ministro Orlando stia facendo davvero un lavoro capillare ed efficace, anche se, dal punto di vista sociologico, nel complesso dell’organizzazione ci sono ancora non poche resistenze al cambiamento e anche se, dal punto di vista tecnologico, il sistema ha retto e sta reggendo senza gli investimenti che sarebbero necessari. Purtroppo nel suo post Renzi non dice quanti investimenti siano previsti nel settore e con quali linee strategiche di sviluppo. E’ un peccato perché, contro tutte le previsioni dei “gufi” che abitano di preferenza i social network, qualcosa comunque si fa. Qualche giorno fa Milano il Ministro Orlando ha inaugurato, nel silenzio quasi completo dei media, una nuova sala server di Giustizia che gestirà il PCT a livello nazionale con soldi di Expo, procurati a suo tempo dal precedente Presidente del tribunale Livia Pomodoro, e che migliorerà globalmente il servizio.

Il discorso sui tempi è un po’ più delicato: il PCT accelera solo i flussi di passaggio tra gli interlocutori, ma la velocità complessiva è legata al lavoro del singolo magistrato. E questo non è di per sé velocizzato dall’uso di strumenti informatici: i casi devono essere valutati e giudicati esattamente come prima dell’introduzione del PCT. Naturalmente, in procedure di carattere monitorio come il decreto ingiuntivo questa accelerazione ha un impatto molto forte, ma la stessa cosa non si può dire per tutto il contenzioso. In ogni caso c’è e non più può essere nessuna forma di automatismo nel giudizio; nonostante quello che si sente talvolta dire, anche da fonti giuridicamente autorevoli, siamo molto lontani dalla possibilità di costruire una macchina che giudichi nello stesso senso e nello stesso modo in cui giudica un essere umano. Insomma per molto tempo ancora solo giudici umani potranno essere “bocca della legge”.

Detto questo, i dati sono impressionanti. Ne aggiungo qualcuno a quelli già elencati nel post del Presidente del Consiglio, traendoli da quelli diffusi dalla Direzione Generale per i Sistemi Informativi Automatizzati del Ministero della Giustizia, aggiornati al 30 settembre 2015. Da ottobre 2014 a settembre 2015 sono stati ricevuti da parte di avvocati e professionisti 4.978.388 atti di cui: 420.005 ricorsi per decreto ingiuntivo; 4.053.846 atti endoprocedimentali; 504.537 atti introduttivi.


I magistrati hanno depositato in formato nitidamente digitale 3.065.393 atti di cui: 907.428 verbali di udienza ; 398.837 decreti ingiuntivi; 219.313 sentenze.


Ovviamente, i tassi di crescita sono altissimi; “ovviamente” perché la legge ha reso recentemente obbligatorio l’uso degli strumenti digitali in molti ambiti della giustizia civile e quindi, de iure, si deve fare così – anche se in alcuni tribunali e per alcuni magistrali viene, de facto e contra legem, imposto anche il deposito della “copia di cortesia” cartacea. Che cosa mostrano quindi davvero questi dati? Secondo me, questi mostrano come per passare effettivamente al digitale è necessario che la legge imponga obblighi, ponga scadenze che eliminino dalla pubblica amministrazione la possibilità di usare la carta; è naturalmente necessario, una volta che doveri e obblighi sono posti che la politica abbia la forza di farli rispettare.