La cittadinanza digitale per un nuovo rapporto con la Pa: gli scenari

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22 Settembre 2015

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Michela Stentella

Alla cittadinanza digitale è dedicato il primo articolo della nuova legge “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle ammi­nistrazioni pubbliche”, articolo che porta il titolo di “Carta della cittadinanza digitale” il che è già un segno evidente di quanto questo tema sia considerato centrale per la riforma della pubblica amministrazione. L’articolo tocca i diversi aspetti di questo nuovo modo di intendere il rapporto tra PA e cittadini, un rapporto che cambia grazie alla disponibilità di nuove tecnologie ma non solo. La tecnologia, infatti, è un aspetto abilitante ma non sufficiente perché questa trasformazione si realizzi; accanto ad essa ci sono trasformazioni di tipo sociale e culturale che si fondano su valori sempre più centrali quali: la condivisione di conoscenza, la partecipazione dei cittadini alle scelte dell’am­ministrazione pubblica, il diritto all’accesso ai dati e alla trasparenza.

La “Carta della cittadinanza digitale” elenca dei principi che rispondono tutti a un obiettivo centrale: quello di garantire ai cittadini e alle imprese l’accesso a tutti i dati, i documenti e i servizi di loro interesse in modalità digitale, anche al fine di ridurre la necessità di recarsi di persona presso gli uffici pubblici. Questo accesso è visto ora per la prima volta come un diritto…se diventerà realmente esigibile dipenderà dai decreti delegati dei prossimi dodici mesi (che dovranno andare a rivedere il Codice dell’Amministrazione Digitale – CAD) e, come accennavamo, anche dalla predisposizione di PA, cittadini, imprese ad accogliere questa trasformazione e a farne uso quotidiano.

Il tema dell’accesso come diritto è ribadito anche all’articolo 7, inserito grazie all’emendamento Ascani-Coppola, approvato il 30 giugno 2015 in Commissione Affari Costituzionali. L’articolo sancisce che “chiunque, indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti” debba vedersi garantito l’accesso ai dati e ai documenti detenuti dalle Pubbliche amministrazioni, “nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi pubblici e privati”. Un deciso passo avanti in direzione di un FOIA (freedom of information act) italiano. Nel luglio scorso poi la Commissione di studio per l’elaborazione di principi in tema di diritti e doveri relativi ad Internet promossa dalla Presidenza della Camera dei Deputati ha approvato la “Dichiarazione dei diritti in Internet”, in cui il primo “diritto” in Internet è proprio il “diritto all’accesso”, riconosciuto come diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale.

Tornando alla “Carta della cittadinanza digitale”, oltre all’accesso come diritto praticamente universale, vengono introdotte molte altre novità, come avevamo già sottolineato in fase di approvazione: per la prima volta il Governo è obbligato a definire dei veri e propri LEP (ossia livelli minimi di prestazioni che devono essere garantiti a tutti i cittadini) in tema di servizi on line, accessibilità, fruibilità, tempestività e qualità. Le PA inoltre sono tenute ad avere e mantenere dei requisiti minimi di digitalizzazione non banali: banda larga e accesso alla rete per ogni ufficio o unità operativa; riuso gratuito delle informazioni e obbligo del formato aperto; partecipazione telematica; pagamenti elettronici. Vanno ridefiniti e semplificati i procedimenti amministrativi secondo il principio del digital first (innanzitutto digitale). Va ripensato completamente il Sistema Pubblico di Connettività (il famoso SPC) rendendolo più semplice, più aperto e più permeabile anche alle aziende private e va riscritta la normativa sull’identificazione uniformandola al concetto di SPID (Servizio Pubblico di Identità Digitale). A questa nuova identità digitale va associato un domicilio digitale e vanno curate le forme di assistenza per sanare barriere di competenza e culturali attraverso forme che potremmo chiamare di tutoraggio digitale. Un occhio di riguardo anche alle risorse e alla governance di tutto il processo, infatti il Governo è delegato ad operare per “razionalizzare gli strumenti di coordinamento delle amministrazioni pubbliche al fine di conseguire obiettivi di ottimizzazione della spesa nei processi di digitalizzazione, nonché obiettivi di risparmio energetico” e per “razionalizzare i meccanismi e le strutture deputati alla governance in materia di digitalizzazione, al fine di semplificare i processi decisionali”.

Insomma, lo sguardo è a 360 gradi e la fida è grande, ma irrinunciabile se vogliamo semplificare la vita dei cittadini, avanzare finalmente dalle ultime posizioni nella classifica europea dell’innovazione tecnologica e dell’economia digitale e, non da ultimo, offrire le condizioni necessarie per lo sviluppo equo e soste­nibile del Paese, la ripresa economica, la costruzione di nuove opportunità di lavoro.

Chi sono i protagonisti di questa svolta? Non solo la politica incaricata di redigere i decreti attuativi, ma visto che abbiamo parlato di governance ovviamente l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e poi i territori, in primis le Regioni. A sottolinearlo è stato di recente proprio il direttore dell’AgID, Antonio Samaritani, che intervenuto alla presentazione della strategia “Lazio Digitale” ha ribadito come la cittadinanza digitale contenuta nell’incipit del Disegno di Legge Madia sulla riforma della PA sarà il cardine della rivoluzione digitale che l’Italia si impegna ad attuare e ha ribadito la necessità di una piena collaborazione tra centro e territori per attuare l’Agenda Digitale nazionale.

Nel frattempo si sta andando avanti per rendere operativo SPID, il Servizio Pubblico di Identità Digitale, la nuova “infrastruttura paese” di login per accedere con un’unica identità digitale ai servizi on line della PA che, sempre nelle parole di Samaritani, rappresenta la chiave di volta dato che a regime rivoluzionerà il modo di operare della PA, il rapporto tra cittadino e amministrazioni, e l’ingresso delle PMI italiane nei circuiti di e-commerce. Dal 15 settembre le aziende (identity provider o gestori di identità digitale) interessate ad erogare le credenziali per lo SPID possono fare richiesta di accreditamento ad AgID che darà l’ok in 180 giorni. Si punta a rilasciare i primi pin a dicembre.