La rivoluzione del nuovo Cad verso servizi paneuropei: le PA italiane non sono pronte - FPA

La rivoluzione del nuovo Cad verso servizi paneuropei: le PA italiane non sono pronte

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4 Novembre 2015

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Eugenio Prosperetti, avvocato

In queste settimane ferve nelle stanze governative il lavoro di riforma del Codice dell’Amministrazione Digitale.

Uno dei possibili temi di adeguamento riguarda il passaggio da servizi fiduciari (di firma, certificazione, ecc.) regolati a livello nazionale, sulla base di Direttive europee a servizi regolati direttamente a livello europeo, necessariamente uguali per tutti e disponibili in tutti gli Stati membri. Le regole sono infatti ora contenute nel Regolamento UE 910/2014 “in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno e che abroga la direttiva 1999/93/CE”, il c.d. “Regolamento eIDAS”.

Su questi servizi gli Stati sono obiettivamente in concorrenza: ci prepariamo ad esempio a un’era in cui le raccomandate elettroniche ci potranno venire con pieno effetto legale anche da altri Stati dell’Unione e sarà dunque teoricamente indifferente per il mittente italiano dunque avvalersi del servizio di raccomandata elettronica italiano, estone o francese. Allo stesso modo, poiché dovrà essere rafforzata e resa omogenea la disciplina (già presente) del riconoscimento delle firme digitali tra i vari Stati dell’Unione, sarà in teoria indifferente procurarsi il servizio di firma in Italia o in altro Stato.

Prossimamente, quando il sistema SPID sarà – come è probabile che sia – notificato alla Commissione Europea quale sistema di identificazione conforme alle regole eIDAS, l’identità digitale italiana ci aprirà le porte dei servizi, pubblici e privati che, negli altri paesi europei saranno accessibili mediante strumenti di identità digitale pubblici. Allo stesso modo, già da subito, i servizi delle pubbliche amministrazioni italiane online dovranno essere resi fruibili, oltre che con il sistema pubblico di identità digitale SPID, anche con gli strumenti di identità digitale degli altri Stati membri, notificati alla Commissione Europea.

Sarà così ad esempio, presto, possibile accedere, senza dover passare procedure di identificazione e registrazione, ad archivi e banche dati pubbliche di altri Stati, servizi di biblioteca digitale, servizi anagrafici, dati catastali ed altro ancora.

Questa possibilità di accesso condiviso, a regime, renderà ogni cittadino europeo un utente potenziale di ogni pubblica amministrazione europea, con la necessità di pensare anche ai fruitori esteri nello sviluppo dei servizi online, a partire dalla lingua in cui essi sono resi disponibili.

Al contempo, si potranno sviluppare nuovi servizi e possibilità derivanti dalla possibilità di accedere online a una così ampia gamma di servizi e dati rendendo veramente “europeo” il modo di ragionare ed operare di ciascuno.

Le Amministrazioni italiane ed estere non sono ancora “pronte” (con poche eccezioni) a ragionare in senso paneuropeo, erogando cioè servizi anche per i residenti in altri Stati, tuttavia, con il digitale l’opportunità esiste.

La possibilità di utilizzare servizi di autenticazione certa dell’identità sia nell’accesso al sito, sia nelle comunicazioni, rende infatti possibile utilizzare in remoto quei servizi che prima richiedevano un apposito viaggio all’estero o il trasferimento via corriere di documentazione cartacea. Tale possibilità è più avanzata di quanto oggi accade per i siti privati ed è dunque ragionevole pensare che anche i servizi internazionali dei privati si vorranno giovare dei vantaggi offerti dai sistemi conformi al Regolamento eIDAS.

Il cambiamento sarà probabilmente copernicano, pari, nella sua portata, a quello che è avvenuto con la globalizzazione dei servizi online e di e-commerce ed arriverà ad interessare, con ogni probabilità, come utilizziamo l’e-mail e gli strumenti di pagamento online che oggi conosciamo.

Nel prossimo futuro, le comunicazioni digitali tra PA e cittadino, che oggi hanno la forma della posta elettronica certificata, si evolveranno verso sistemi più fluidi, in cui il documento viene reso disponibile verso sistemi che ne “conoscono” l’identità ed il domicilio digitale e dove il cittadino può passare in rassegna ogni aspetto del rapporto con la PA ed interagire direttamente. La PEC manterrà così probabilmente la funzione di veicolo ma non sarà l’interfaccia della PA verso il cittadino. In questa direzione sembra puntare il progetto ItaliaLogin.

In questo “cantiere” cercheremo di analizzare i principali fenomeni che ruotano intorno ai descritti cambiamenti e le ulteriori dinamiche che interessano i servizi digitali del cittadino per provare, nelle prossime settimane, a delineare un quadro del rapporto digitale futuro tra cittadino e PA.