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Servizi on line, l’esempio di TreC. Nicolini: “Nel 2017 mettiamo a sistema le esperienze dei territori”

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Il 2016 ha permesso di accumulare un grande potenziale che le pubbliche amministrazioni dovranno essere capaci di “mettere a terra”, cioè di tradurre in servizi digitali reali, a partire dal 2017. Le PA dovranno dimostrare di saper fare davvero squadra e sistema, altrimenti ancora una volta i risultati finali saranno pochi

7 Dicembre 2016

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Andrea Nicolini, Cisis

Quando dal Progetto Cantieri mi hanno contattato per propormi di redigere un articolo di valutazione dei risultati raggiunti sulla cittadinanza digitale in questo 2016 ho pensato in tutta onestà di non essere in grado di scriverlo, principalmente per la semplice ragione che nemmeno ho chiaro il concetto di cittadinanza digitale.

Del resto il concetto di cittadinanza digitale, o meglio i diritti di cittadinanza digitale, sottendono una tale vastità di aspetti e di sfaccettature che chiunque può darne una definizione diversa ed essere comunque nel giusto e non può essere che così visto che già sul concetto di cittadinanza e relativi diritti, senza il digitale, si vive lo stesso problema (diritti, doveri, opportunità, partecipazione, ecc.).

Volendo comunque far fede all’impegno assunto, mi sono concentrato su un aspetto puntuale della cittadinanza digitale, ossia la capacità del mondo pubblico di mettere il cittadino nelle condizioni di fruire in sicurezza di servizi digitali che possano migliorargli la vita. Ma per fare una valutazione di questo aspetto bisogna decidere anche da quale punto di vista fare le valutazioni, perché possono essere diametralmente opposte.

Il punto di vista del cittadino fruitore non potrà che esprimere una valutazione negativa di questi ultimi dodici mesi, nel 2015 infatti ha visto approvare la riforma della PA che all’articolo 1 ha introdotto “La carta della cittadinanza digitale”, ricca di principi fondamentali della cittadinanza digitale cui ispirare le modifiche del CAD e quindi l’operare di tutta la PA, tuttavia tali principi nel 2016 non hanno trovato grande attuazione o quanto meno pochissimi cittadini li hanno potuti toccare con mano.

Per averne conferma è sufficiente vedere i numeri che le infrastrutture immateriali hanno raggiunto, meno di 300 mila utenti registrati in SPID e meno di 700 mila pagamenti alla PA effettuati in modalità elettronica tramite PagoPA, altrettanto contenuto il numero di fascicoli sanitari elettronici attivati ed alimentati. L’anno è quindi trascorso invano per la cittadinanza digitale?

No, basta cambiare il punto di vista, assumendo quello della PA per rendersi immediatamente conto che il 2016 è stato estremamente denso di fatti e atti che potranno facilitare l’attuazione della cittadinanza digitale, solo che quasi nessuno di questi ha portato al risultato finale e quindi per i cittadini è come se non si fosse fatto nulla o quasi. Ma quali sono questi fatti importanti avvenuti nel 2016 dal punto di vista della PA? Ricordiamo i principali:

  • l’emanazione del decreto attuativo delle modifiche del CAD, come tutte le leggi migliorabile, ma un deciso passo in avanti nella direzione del riconoscimento della cittadinanza digitale;
  • l’istituzione del commissario straordinario all’Agenda Digitale, per la prima volta un segnale preciso della volontà di raggiungere gli obiettivi anche attraverso strumenti coercitivi delle pubbliche amministrazioni che dovessero manifestare difficoltà o impossibilità nel raggiungerli;
  • l’approvazione da parte dell’Unione Europea delle strategie nazionali sulla banda ultra larga e sulla crescita digitale, che sbloccano i fondi della programmazione 2014-2020 sulle azioni digitali e quindi permettono alle amministrazioni centrali e alle città metropolitane che gestiscono i PON e alle Regioni che gestiscono i POR di realizzare i progetti pianificati;
  • l’avvio conseguente dei procedimenti attraverso i bandi pubblici per l’attuazione del piano nazionale banda ultra larga;
  • la messa in produzione delle principali infrastrutture immateriali del paese: Spid, PagoPA, Anpr, FSE, ecc.

Il 2016 quindi ha permesso di accumulare un grande potenziale che le pubbliche amministrazioni dovranno essere capaci di “mettere a terra”, cioè di tradurre in servizi digitali reali, a partire dal 2017, anche se non sarà per nulla semplice, perché le PA dovranno dimostrare di saper fare davvero squadra e sistema, altrimenti ancora una volta i risultati finali saranno pochi. Servono grandi capacità e competenze nel digitale per:

  • redigere regole tecniche del CAD che siano rigorose, ma sostenibili ed attuabili;
  • condividere la pianificazione degli interventi nazionali e locali perché producano effetti reali e concreti;
  • governare puntualmente l’attuazione dei progetti paese (banda ultra larga, piano triennale ICT, crescita digitale, ecc.)
  • perfezionare le infrastrutture immateriali che stanno stentando nel passare dalla fase sperimentale alla messa in esercizio.


Questo articolo è uno degli approfondimenti raccolti nel FPA Annual Report 2016. La pubblicazione è gratuita, ma per scaricarla è necessario essere iscritti alla community di FPA. Scarica FPA Annual Report 2016.


Mentre mi apprestavo a chiudere questo bilancio come sempre come un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda del punto di vista, ho avuto la fortuna di essere stato invitato ad un convegno/workshop a Trento dal titolo “Le prescrivo una app” che mi ha trasmesso l’entusiasmo prodotto dall’applicazione della cittadinanza digitale come indicata nella premessa. A Trento infatti grazie a TreC, la cartella clinica del cittadino completamente digitale e ricca di app che vengono prescritte dai medici ai pazienti, stanno toccando con mano la cittadinanza digitale che verrà, per averne contezza è sufficiente vedere questo breve filmato che racconta l’esperienza di due donne con il diabete e con i vantaggi dei servizi digitali offerti dalla PA locale:

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TreC non è tanto innovazione tecnologica (anche se lo è davvero molto, piattaforma open, con specifiche standard, integrata ed integrabile con i prodotti e i servizi del mercato privato, fortemente controllata dal pubblico, sicura e riservata), quanto innovazione organizzativa, medici ed infermieri stanno modificando radicalmente il proprio modo di lavorare per sfruttare al meglio le enormi opportunità offerte dalle tecnologie e dalla capacità del paziente/cittadino di diventare attore attivo del processo di cura.

A conferma di questa rivoluzione vi sono i dati raccolti da una indagine che è stata fatta dall’Università degli Studi di Trento per misurare gli esiti della sperimentazione TreC consultando on line oltre 15 mila pazienti degli oltre 30 mila attivi sul sistema. I risultati sono a dir poco stupefacenti, ben il 96,4% degli intervistati ritiene che l’app faccia risparmiare molto o abbastanza tempo e il 94,6% ritiene che sia più vantaggiosa rispetto ai canali tradizionali, questi numeri sono il sogno di chiunque si cimenti nell’innovazione digitale nella PA e dimostrano come i cittadini siano pronti a recepire e ad apprezzare i vantaggi della cittadinanza digitale.

Si potrebbe pensare che ciò sia vero solo a Trento, piccola realtà e con condizioni particolari, nello stesso evento il Politecnico di Milano ha illustrato gli esiti di una indagine fatta su un campione di mille cittadini italiani che ha evidenziato come il 60% circa della popolazione sia interessato ai servizi digitali in sanità e un’altra indagine sui medici di medicina generale che ha evidenziato come oltre il 60% utilizza o è intenzionato ad utilizzare strumenti di comunicazione con il paziente come Whatsapp, quindi le condizioni ci sono in tutto il paese per recepire le innovazioni digitali.

La sfida del 2017 per la cittadinanza digitale è chiara, applicare in tutta Italia ciò che già in alcuni territori è realtà.