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Necessario far emergere l’intelligenza propria di ogni città.
Nel primo intervento Ezio Micelli tocca il tema della città intelligente, nel senso di una intelligenza propria di ogni città, che gli amministratori hanno il compito di far emergere, attraverso un lavoro di scavo e tecnologie ad hoc. Si tratta di un’intelligenza che non si dà da sola, ma attraverso dei percorsi partecipati prima viene messa in luce e poi condivisa, e quindi trasformata in orgoglio e capitale sociale, in un orizzonte di senso collettivo.
Nel secondo intervento MiceLli mette in evidenza due passaggi che possono essere messi in atto dalle amministrazioni, ossia alzare le tasse o vendere il patrimonio, che non costituiscono affatto innovazione ma sono entrambi pericolosi in quanto mantengono livelli di inefficienza interni. E’ invece necessario considerare la contrazione della spesa come dato strutturale, in quanto l’Italia non è un paese che cresce, e imparare a spendere di meno, puntando su maggiore efficienza ed efficacia.
Tra le misure da adottare, in primo luogo bisogna digitalizzare i provvedimenti sul fronte autorizzativo e rendere il tema dell’accessibilità fondativo del rapporto con il cittadino, in quanto non solo si diminuiscono i costi ma si aumenta anche la trasparenza. Rispetto alla spesa corrente sono invece necessari sistemi di parternariato, nel senso che è finito il tempo dei servizi a costo zero, per prevedere invece forme di coinvolgimento dell’utente finale per mezzo di tariffe, come nel caso delle politiche abitative fondate sull’housing sociale.
Cassa Depositi e Prestiti: contro la crisi prodotti finanziari diversificati e parternariato pubblico-privato.
Angelo Mariano spiega in breve che la funzione della Cassa Depositi e Prestiti è quella di attingere ai soldi del risparmio postale per tramutarli in prestiti da erogare agli enti locali, che li usano per investimenti pubblici. Il problema della mancanza di risorse a causa del patto di stabilità è avvertito soprattutto dagli enti locali del sud, tanto che dall’anno scorso la Cassa registra una pesante riduzione degli investimenti.
Ma se è pur vero che è difficile operare in queste condizioni, è anche vero che, proprio nelle situazioni di marginalità in cui è necessario eliminare il superfluo, si è costretti a compiere delle scelte oculate, oppure a scoprire delle risorse che prima non si vedevano, come quelle offerte dal patrimonio immobiliare, che può essere valorizzato per produrre reddito.
Nel secondo intervento Mariano torna ad evidenziare il problema della scarsità di risorse da parte degli enti locali, tanto che già l’anno scorso, da parte loro, sono stati rifiutati dei finanziamenti per la mancanza di garanzie sicure. Ma il relatore ribadisce che le risorse possono essere cercate laddove sono già presenti, ad esempio il loro istituto già da diversi anni propone prodotti finanziari diversi, a cui gli enti attingono però in maniera marginale. Da due anni offrono persino l’opportunità del parternariato pubblico privato, proponendo il risparmio postale per investimenti promossi da enti pubblici e realizzati da soggetti privati, che però viene utilizzato soltanto per le grandi opere.
La città intelligente: puntare su tecnologia ed innovazione ma centrate sulle persone.
Paolo Pissarello spiega che il progetto Genova smart city mira a costruire una città appetibile per il domani, secondo i due principali temi dell’ambiente e del lavoro. Il contributo fondamentale viene da tecnologia ed innovazione, ma mettendo al centro le persone, per cui il progetto passa attraverso istituzioni, imprese, singoli cittadini e le loro associazioni.
Sul piano economico hanno incontrato enormi difficoltà, che hanno affrontato ri-orientando ogni azione già prevista dal piano esecutivo di gestione alla luce dei progetti smart, attraverso un lavoro di analisi dell’azione che fornisce la motivazione. Importante è inoltre la collaborazione con le altre istituzioni del territorio.
Nel secondo intervento Pissarello spiega che il tema risorse economiche scarse viene da loro affrontato puntando sull’Unione europea, e sul parternariato pubblico-privato. Da parte sua il territorio sembra rispondere attraverso il mondo dell’università e della ricerca, ma anche delle imprese, la speranza è quella di attivare anche le risorse della cassa depositi e prestiti.
Decisiva è inoltre la collaborazione tra città, però occorre un tema forte su cui impegnarsi, che potrebbe essere quello dell’energia, considerando che è uno dei settori più sostenuti dall’Unione europea. Il Comune di Genova sta inoltre lavorando sul fronte infomobilità, ma dopo essere stati premiati per le loro proposte, ora non sanno come tradurle in azione, causa la mancanza di investimenti.
La città intelligente è facile da usare e a misura del cittadino-cliente.
Secondo Mario Marini, senza soldi non si fa innovazione, ma il punto è che non è vero che le risorse economiche non ci siano, il problema è dove i Comuni scelgono di allocarle. E’ inoltre necessaria la volontà e lungimiranza di impegnarle su processi che abbiano obiettivi a medio e lungo termine.
Per il relatore la città è intelligente quando è facile, comprendo il concetto di accessibilità, fruibilità, usabilità da parte tutti, e rimettendo la persona e le sue esigenze al centro. Per capire quali siano le scelte più utili basta dunque partire dalla sapienza della massa, dal concetto di crowdsourcing e di città sensibile, fatta da soggetti che hanno qualcosa da dire perché la “usano”. Rispetto al concetto di tecnologia, Marini ritiene che il suo uso sia buono quando essa è solo uno strumento e rimane nascosta, facendo invece emergere i campi in cui viene applicata.
Nel secondo intervento Marini dichiara che i filoni lungo cui bisogna muoversi sono quelli della facilità e semplicità, come già detto prima, e del darsi le giuste priorità. Sempre mettendo al centro del proprio operare il cittadino-cliente dotato di possibilità di scelta e quindi propositivo.
Le due richieste forti lanciate al governo sono la revisione dell’applicazione del patto di stabilità, al momento castrante, ed una distribuzione meritocratica delle risorse, non solo attraverso lo strumento classico dei bandi ma considerando i percorsi virtuosi compiuti dalle città, secondo una visione a medio e lungo termine.
La città intelligente: Reggio Emilia, città delle persone.
Nel primo intervento Mauro Bonaretti premette che la questione del patto di stabilità pesante e del blocco dei finanziamenti è fondamentale, quando non era invece necessario che le problematiche della finanza pubblica ricadessero sugli enti locali.
Tornando ai contenuti, il logo del loro Comune parla di “Reggio Emilia, città delle persone”, intese come centrali, nonché come proprietarie della città. Se dunque si parla di scegliere, vista la scarsezza di risorse, la loro priorità è privilegiare l’equilibrio di sistema ossia di comunità, e non l’individualità. Le sfide su cui lavorare sono il tema della crescita, quindi degli investimenti in ricerca ed innovazione, e del welfare, che è da ripensare, considerando che la domanda sociale sta esplodendo. Da ultimo, se essere intelligenti vuol dire essere furbetti, forse diventa un valore essere stupidi.
Nel secondo intervento, rispetto al patto di stabilità, Bonaretti sottolinea che non bisogna fare confusione tra spesa corrente ed investimenti e che quest’ultimo è un problema vero, per cui è necessario cercare delle soluzioni attraverso la Cassa depositi e prestiti.
Rispetto alle richieste da fare al governo centrale, la prima è quella di lasciarli almeno lavorare visto il caos generato dalla pluralità di provvedimenti discordanti. La seconda riguarda il recupero delle risorse economiche attraverso il parternariato e l’attrazione degli investimenti, da parte dell’Unione europea e degli imprenditori. Tenendo comunque presente che esiste lo spazio per fare innovazione senza costi, visto che essa è già intrinseca rispetto ai processi, si tratta di compiere le scelte giuste.
La città è intelligente quando capisce come fare innovazione.
Secondo Giorgio Pighi per fare innovazione è necessario capire come, secondo quanto espresso dal termine “intelligente” nel suo etimo latino. Questo il lavoro che il suo Comune ha compiuto per costruire un’esperienza culturale come quella del festival della Filosofia, cercando di capire come raggiungere numeri significativi senza aumentare i costi. Altro profilo approfondito dalla sua amministrazione è quello di non tenere un atteggiamento rivendicativo sulla sicurezza pubblica nei confronti del governo centrale.
Pighi si dice inoltre d’accordo con le leggi Bassanini degli anni ’90, secondo cui l’amministrazione pubblica deve basarsi su efficienza, efficacia ed economicità, ponendo particolare attenzione all’elemento welfare e quindi alla capacità di raggiungere quanti hanno bisogno di servizi.
Nel secondo intervento Pighi dichiara che il modo per fare innovazione è premiare chi la produce secondo parametri prefissati e misurabili, determinando nei loro confronti effetti significativi in termini di entrate e patto di stabilità. Non si può infatti archiviare il fattore debito pubblico, ma il sistema degli enti locali è chiamato a denunciare cosa non va rispetto ai criteri con cui viene applicato il patto e alle conseguenze dei tagli lineari, E’ uno scandalo che ci siano risorse disponibili nella Cassa depositi e prestiti ma i Comuni non possano utilizzarli.
Il sistema degli enti locali deve inoltre puntare all’efficienza, nel senso di individuare il problema e, finché ci sono gli spazi, mettersi in condizioni risolverlo se il sistema paese non ci riesce.
La città intelligente: è nei momenti di crisi che si progetta l’innovazione.
Nel primo intervento Carlo Mochi Sismondi introduce il dibattito con la visione di una clip su una serie di interviste poste ai cittadini sul significato di città intelligente. Al termine si spiega che il titolo del convegno nasce dalla convinzione che l’innovazione vada posta al centro del governo delle città malgrado l’attuale crisi economica, al contrario di quanto affermano sempre gli amministratori. Anzi, secondo Mochi Sismondi, sono proprio i momenti di crisi quelli in cui va progettata l’innovazione e quindi una nuova visione, con la grande responsabilità di legare le necessità del presente al futuro.
E’ proprio questo ciò che fa una città intelligente, tema su cui FORUM PA ha già organizzato una serie di incontri in giro per l’Italia, su varie tematiche come sicurezza, turismo, infrastrutture. La città intelligente non è infatti costituita da singoli pezzi, ma da una visione globale del vivere comune, concetto su cui è imperniata la seconda clip, dopodiché la parola viene lasciata ai relatori.
Nel secondo intervento, dopo un’altra clip, Mochi Sismondi, introduce il secondo giro di interventi, chiedendo quale sia la ricetta per non abbandonare l’idea di innovazione e quindi il messaggio da lanciare. Da parte sua c’è un forte richiamo al ministro dell’Innovazione perché diventi realtà quanto scritto nel CAD, ossia che quanto l’amministrazione risparmia in informatizzazione vada investito in innovazione.
La città intelligente: il valore che fa la differenza è il capitale sociale.
Il punto di partenza per la trasformazione delle città, che è ineluttabile, pena l’abbandono da parte dei giovani, sono le persone, per cui il capitale sociale è l’unico vero valore che fa la differenza, concetto chiave che deve essere compreso anche da chi le governa. Così Cristina Farioli apre il suo primo intervento tirando le somme del terzo anno di impegno da parte di IBM sul tema delle città intelligenti. La sua azienda ha cercato di rispondere alla sfida del cambiamento attraverso la fantasia e la creatività, cavalcando il filone dei finanziamenti europei.
Per alcune città è invece possibile fare innovazione a costo zero, attraverso il recupero o lo sviluppo di nuove entrate a partire da tre leve fondamentali: intervento sul sistema di elusione ed evasione delle frodi; ottimizzazione dei costi; sfruttamento dei servizi dell’innovazione per nuove modalità di fruizione dei beni culturali. Ma è necessario sottolineare che non esiste una ricetta univoca, piuttosto, nelle maglie della propria struttura interna o nelle caratteristiche del suo territorio, ogni città può trovare le leve per ripagare l’innovazione.
Nel secondo intervento Farioli riassume quali sono le soluzioni intelligenti utilizzate da IBM per sostenere gli enti locali nella sfida dell’innovazione, con un passaggio importante rispetto al tema del parternariato pubblico: disponibilità di tecnologia; sinergia tra realtà medio-piccole; fare comunità, aspetto che IBM sta sperimentando nella rete informale creata con FORUM PA e nella collaborazione con ANCI, attraverso la sperimentazione di progettualità sul territorio, nella convinzione che le esperienze pilota vadano condivise, superando i campanilismi.
No money, No innovation? Il governo delle città tra presente e futuro
Nel governo di un grande comune è sempre più necessario saper coniugare l’attenzione alla quotidiana qualità della vita dei cittadini con una visione innovativa del futuro della città nel medio-lungo periodo. In tempi difficili come questi, quando è necessaria un’attenzione particolare all’uso delle risorse, la tentazione di pensare che l’innovazione non sia compatibile con la crisi è forte.
Noi pensiamo che non sia così, ma che anzi proprio nei tempi di crisi è necessaria una visione coraggiosa del futuro e una decisa svolta verso l’innovazione tecnologica ed organizzativa.
L’evento, che è si pone alla conclusione di un anno di lavoro di una rete informale di “città intelligenti”, è promosso da FORUM PA e da IBM Italia e vuole essere un momento di riflessione forte e non rituale sul ruolo delle città come motore del cambiamento.
Sul sito è disponibile la registrazione video dell’evento. Cliccare qui