Piano Nazionale Scuola Digitale: i dubbi dei presidi non sono finiti

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14 Novembre 2015

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Alfonso Rubinacci, coordinatore Comitato scientifico Tuttoscuola

Il Ministro dell’Istruzione Giannini ha dato il via al lancio del nuovo PNSD così come previsto dalla legge sulla buona scuola, la 107/2015, ed è formulato in modo tale che ci fa capire come l’aspetto della digitalizzazione sia trasversale a tutti i campi d’intervento della legge, dall’innovazione degli ambienti di apprendimento alla formazione del personale, dai rapporti con l’utenza agli aspetti più prettamente amministrativi.

L’assenza della connessione Internet a banda larga è uno dei problemi più seri perché impedisce di supportare tutte le attività svolte online. L’aspetto prioritario e decisivo è rappresentato dall’effettivo arrivo della banda larga alle scuole, e a tutte, perché senza una connessione reale e adeguata non si può parlare di digitalizzazione. Ed è altrettanto evidente che, ma questo sembra essere stato ben messo a fuoco dal Ministro Giannini, non sono più tollerabili gli annosi gap tra scuole e tra territori perché questo significa non garantire pari opportunità e accesso a un servizio efficiente ed efficace per tutti i cittadini del Paese, né sarebbero garantiti i Livelli minimi delle prestazioni per il servizio istruzione previsti per legge e che oggi non possono trascurare un aspetto così rilevante come il digitale.

In particolare, le scuole sono snodi amministrativi importanti e come tali devono rispettare le norme riguardanti la dematerializzazione, il protocollo informatizzato, le regole sull’archiviazione, la privacy etc. , sono una risorsa di dati ricchissima e che è necessario possa interfacciarsi con le altre banche dati e con il sistema, che sarà adottato prossimamente, per l’identità digitale unica del cittadino.

È confortante apprendere come il Piano nazionale banda ultra larga sia considerato a tutti gli effetti il progetto strategico per il futuro perché investe tutto il paese: a questo proposito, infatti, apprendiamo che in Conferenza Stato Regioni è stato ultimamente approvato il Catasto nazionale delle infrastrutture, di cui si parlava già da molti anni, che contribuirà ad abbattere di almeno un terzo i costi di posa della fibra per la banda ultralarga. Al progetto hanno collaborato il ministero dello Sviluppo economico, il dipartimento Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio, il ministero dei Trasporti e quello delle Politiche agricole, Agid, Regioni e Anci: appare strana l’assenza del MIUR che ha promosso, sin dal 2013, bandi e iniziative affinché le scuole si dotassero della banda larga, anche ricorrendo alla rete GARR delle Università, che quindi sarebbe dovuta essere una delle istituzioni interessate e tra quelle di maggiore prossimità con l’utenza e il territorio, quasi al pari dell’ANCI.

Il MISE è intervenuto all’evento del Lancio del PNSD ed ha affermato di aver messo tra le sue priorità quella di raggiungere le scuole con la banda ultra larga.

Desta qualche preoccupazione la mancanza della pubblicazione da parte del MIUR di dati aggiornati sugli investimenti in tecnologie digitali, sullo stato della digitalizzazione della scuola: ciò non ci permette di capire cosa hanno fatto le scuole con le tecnologie di cui sono dotate, di confrontarli con il variare dei livelli di apprendimento. Il fatto è che i dati disponibili, pubblicati dal Sistema informativo del ministero, si fermano a dicembre 2013. I dati sono la linfa che alimenta i processi decisionali. In assenza di dati o con dati di cattiva qualità è facile che le decisioni si rivelino sbagliate. Speriamo che nel più breve tempo possibile l’Osservatorio Tecnologico del MIUR renda noti i dati per tracciare un quadro generale sulla presenza e sulla frequenza d’uso delle tecnologie nelle istituzioni scolastiche del paese.

I dati disponibili (se non ci vengono forniti quelli più aggiornati si potrebbe pensare che non siano così buoni) informano che la realtà della scuola non è molto confortante: se è vero che il 99.3% delle istituzioni scolastiche ha un proprio sito web (in media solo il 58.3% utilizza forme di comunicazione scuola–famiglia online), che il 69.2% in media utilizza una tipologia di registro elettronico di classe, è anche vero che i dispositivi per alunno sono in media 1 device ogni circa 7 /9 alunni … il che significa: in alcune scuole tutti e in altre nessuno!

Ed è poi la digitalizzazione amministrativa delle scuole ad essere in forte ritardo, per ammissione dello stesso MIUR: “ un recente studio condotto dal MIUR mostra un livello di saturazione degli archivi cartacei delle scuole già all’80%; inoltre, il 68% non risulta avere un sistema informatico di gestione documentale, e almeno l’80% non possiede quello per la conservazione sostitutiva a norma di legge ”.

Abbiamo applaudito al nuovo piano messo a punto dal MIUR, alla sua organicità e al miliardo di euro di risorse previste fino al 2018 … ma, come sempre in Italia, si è un po’ scettici: non per cattiveria ma per la lunga esperienza di aspettative deluse!