Mettere i cittadini al centro del tavolo per risolvere il puzzle della smart city

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Nel 2050 il 75 per cento della popolazione globale vivrà nelle città. Con questo tasso di crescita, non sorprende che il termine “smart city” sia divenuto un trending topic e che sostenibilità e ottimizzazione delle risorse siano concetti così pressanti. Per iniziare a risolvere il puzzle delle smart city, propongo di mettere i cittadini al centro del tavolo e porre attenzione ai seguenti tasselli: dai dati alle informazioni design-localizzate; infrastruttura pubblica potenziata dal cloud; sorveglianza o emancipazione; innovazione guidata dai cittadini; cooperazione per le soluzioni intelligenti. E ce ne sarebbero tanti altri…

21 Gennaio 2013

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Mara Balestrini*

Nel 2050 il 75 per cento della popolazione globale vivrà nelle città. Con questo tasso di crescita, non sorprende che il termine “smart city” sia divenuto un trending topic e che sostenibilità e ottimizzazione delle risorse siano concetti così pressanti. Per iniziare a risolvere il puzzle delle smart city, propongo di mettere i cittadini al centro del tavolo e porre attenzione ai seguenti tasselli: dai dati alle informazioni design-localizzate; infrastruttura pubblica potenziata dal cloud; sorveglianza o emancipazione; innovazione guidata dai cittadini; cooperazione per le soluzioni intelligenti. E ce ne sarebbero tanti altri…

Secondo le statistiche pubblicate dall’ Urban Age Project[1] della London School of Economics e Deutsche Bank’s Alfred Herrhausen Society, nel 2050 il 75 per cento della popolazione globale vivrà nelle città.

Con questo tasso di crescita, non sorprende che il termine “smart city” sia divenuto un trending topic e che sostenibilità e ottimizzazione delle risorse siano concetti così pressanti.

Tuttavia, le smart city sono qualcosa di più di sofisticate reti M2M (machine to machine) orientate a spendere meno facendo più cose. Per essere smart una città ha bisogno di una intera popolazione di smart citizen. Come Carlo ratti del Senseable Lab del MIT dice spesso: “It’s not about technology, it’s about people”.

Per iniziare a risolvere il puzzle delle smart city, propongo di mettere i cittadini al centro del tavolo e porre attenzione ai seguenti tasselli: dai dati alle informazioni design-localizzate; infrastruttura pubblica potenziata dal cloud; sorveglianza o emancipazione; innovazione guidata dai cittadini; cooperazione per le soluzioni intelligenti. E ce ne sarebbero tanti altri …

I dati per arricchire la percezione della città

Saremo cittadini circondati da informazioni. Le città contemporanee stanno affrontando un cambiamento che può sembrare ovvio ma è fondamentale: non sarà più necessario cercare le informazioni nei templi del passato, o assorbirle attraverso i media. I dati fluiranno attraverso reti chiuse e aperte, sotto terra e su nei cieli: dati provenienti dalle reti di sensori o dalle connessioni M2M; informazioni generate da utenti dei social network; il crowdsourcing scenderà dalla nuvola per incrementare lo spazio fisico urbano. La grande sfida su come trasformare tutti questi dati in informazioni significative e utili è ancora aperta, ma i dati e gli strumenti che li percepiscono esistono già e sono connessi fra loro.

Sempre di più, aziende che si occupano di urban experience stanno iniziando a sviluppare interfacce fisiche o applicazioni mobile che integrano i dati con la vita della città. Un buon esempio è Urbanscale[2], una start up di New York creata da Adam Greenfield, con il suo servizio UrbanFlow, che integra negli schermi informativi cittadini (alle stazioni dei treni e dei bus, lungo le strade, ecc.) nuove informazioni localizzate e specificamente progettate che consentono ai cittadini di trovare quello che stanno cercando, mappe, ed anche di partecipare alla vita civica attraverso delle consultazioni pubbliche informali.

A Barcellona, compagnie come WorldSensing[3] hanno installato sensori per catturare i dati del traffico che possono aiutare gli automobilisti a trovare un parcheggio usando una applicazione per lo smart phone. Su prospettive simili, il progetto europeo ICity, che coinvolge la capita catalana, Londra, Genova e Bologna, cerca di aprire le infrastrutture pubbliche che agenti interessati possono arricchire con altri dati in modo da offrire servizi di pubblico interesse che migliorino la vita pubblica: un parcometro che offre informazioni sulla qualità dell’aria nella sua specifica posizione; una app che consente di sapere se la piscina pubblica o altre parti della città sono sovraffollate; una macchina per emettere i biglietti del trasporto pubblico che oltre a venderli, consente di partecipare ad una consultazione popolare. Assesteremo ad un incremento delle potenzialità dell’infrastruttura pubblica e allo sviluppo di servizi abilitati dal cloud computing. Come sfrutteremo il potere di queste reti informative per assumere migliori decisioni a livello personale, economico, sociale e culturale?

Una città della fiducia o del controllo: emancipazione versus sorveglianza

Utopia versus dystopia. Come al solito, le nostre idee a proposito del futuro sono influenzate da opinioni contrapposte. Ci sono coloro i quali credono che la smart city potrebbe implicare l’ascesa di una società orwelliana, nelle mani di monopoli e governi autoritari che useranno le tecnologie per monitorare e controllare i cittadini.
Sicurezza e privacy sono ancora frontiere problematiche.
Dall’altra parte, visioni più ottimistiche confidano che la tecnologia e i dati apriranno le porte della trasparenza, della partecipazione civica e dell’emancipazione di settori della società che prima erano esclusi. Difendono l’idea della citta sostenibile, nella quale la comunità stessa, grazie all’accesso agli open data, riduce il suo consumo energetico, adotta comportamenti più responsabili o approfondisce la sua pertecipazione nei processi di governance. Il progetto Tidy Street[4] di Brighton è un grande esempio di una iniziativa cittadina di auto regolazione dell’uso di elettricità

Fiducia e coinvolgimento sembrano essere il carburante per l’innovazione che parte dai cittadini, i quali possono creare o sviluppare soluzioni smart digitali o analogiche, usando open data o inventando infrastrutture aperte. Essi vivono la città ogni giorno, usano FixMyStreet per segnalare quale strada ha bisogno di essere riparata, l’applicazione Waze per informare e conoscere lo stato del traffico in una specifica località e orario, e possono anche trovarsi in questo preciso momento ad installare seggiole lungo i marciapiedi di Los Angeles[5].
Ecco perché il concetto di smart city deve andare ben oltre i progetti di ottimizzazione delle risorse e l’alta efficienza tecnologica. Mentre aziende come IBM offrono alle amministrazioni soluzioni all inclusive che richiedono ampi investimenti in tecnologie anche se non ci sono prove definitive che un sistema che funziona in una città funzionerà in un’altra, la ricerca suggerisce che le smart city non esisteranno a meno che i cittadini non siano al centro dell’equazione[6].

Cittadini. Cosa significa?

Un dettaglio curioso: in tutti gli eventi dedicati alle smart city a cui ho partecipato nel 2012, esperti, tecnologi e politici normalmente si sono riferiti al cittadini come se il termine coincidesse con una completa varietà di definizioni. Il mio collega Javi Creus ha recentemente pubblicato un articolo[7] che riassume molto bene le nostre opinioni su questa osservazione. Una definizione tratta da un comune   dizionario descriverebbe il cittadino come “l’abitante di una città, ovvero colui che gode dei diritti e dei privilegi di uomo libero”. Quindi, essere cittadino ha qualcosa a che fare con i nostri diritti e doveri politici.

Bene, quando veniamo nominati noi cittadini, sempre che tutti abbiano in mente qualcosa di diverso.
Attraverso gli occhi dell’amministrazione, noi siamo “gli amministrati”: i nostri dati, le nostre informazioni, le nostre tasse e i flussi della città hanno bisogno di essere ordinati e organizzati.
Per le aziende noi siamo “users”: esse disegnano tecnologie per noi, noi le compriamo e se ci piacciono le usiamo nella e con la città.
Fra di noi, cittadini, ci sentiamo vicini, capaci di raccogliere energia collettiva per tenere vive le tradizioni locali, consentire a reti fiduciarie di sistemare cose che non ci piacciono o anche di inventare una nuova moneta per sostituire l’ Euro[8]. Sono definizioni piuttosto differenti, vero?

Innovazione Citizen Driven

Un numero crescente di iniziative suggerisce che i cittadini, chiaramente nel loro ruolo di abitanti del territorio, stanno iniziando a prendere il controllo e a trasformare le loro città. Prendiamo esempio dai nuovi percorsi pedonali di Bogotà, Colombia: gli abitanti dei quartieri stanno sempre più uscendo nelle strade per realizzare l’infrastruttura urbana che il loro governo non ha fornito.
In una recente intervista pubblicata su ThisBigCity.net[9], Jimena Veloz e Alejandro Morales hanno spiegato in questo modo il progetto Camina, Haz Ciudad[10], un tentativo collettivo di Citta del Messico di migliorare le condizioni per i pedoni e ci ciclisti:

“Camina, Haz Ciudad è iniziato come progetto per recuperare spazio per i pedoni. Era ispirato ad un moderno insediamento che è stato realizzato qui a Citta del Messico in un’area chiamata El Puente de los Poetas. Curiosamente, non c’era alcuna infrastruttura per i pedoni, l’interno luogo sembrava disegnato solo per le auto. Un gruppo di cittadini decise che così non poteva essere, così hanno dipinto un marciapiede in un’area dove molte persone passavano ma senza alcuna garanzia di sicurezza. Ma il marciapiedi venne cancellato, e la gente che lo aveva dipinto divenne furibonda. Questa rabbia sembrò ispirare il senso di un proposito collettivo, e noi iniziammo a dipingere più e più cose. Il collettivo è completamente orientato alle esigenze dei cittadini e finanziamo il lavoro con il nostro denaro.”

Gruppi come Camina, Haz Ciudad presentano un reale cambio in termini di ambizione del coinvolgimento pubblico. Sono comunità distribuite che tendono a divenire movimenti della società civile, essi raccolgono risorse tramite crowfunding e usano i social media per diffondere le loro idee ed ispirare altra gente. E così non sono per nulla soli.

“Dicono che la città ha dei guasti. Noi ripariamo. Senza costi” afferma il collettivo di Toronto Urban Repair Squad[11] che è specializzato nel dipingere piste ciclabili e parcheggi per biciclette. Anche se la loro azione non è esattamente legale e di conseguenza talvolta avversata dall’amministrazione della città, essi cercano di soddisfare i bisogni irrisolti da parte delle autorità locali.
Nel reale spirito di un movimento open source, l’Urban Repair Squad ha pubblicato un manuale con le istruzioni per chiunque voglia imparare a dipingere piste ciclabili, mentre il gruppo messicano wikiciudad (wikicity) predica che “ognuno può editare e modificare le città”.

Cooperare per soluzioni smart

Lo scorso anno, l’Institute for the Future[12] e la Rockefeller Foundation[13] hanno pubblicato “A Planet of Civic Laboratories”[14], un report che suggerisce che se le città vogliono esser veramente smart, i dati devono generare inclusione e sviluppo. Le soluzioni top down proposte dalle grandi aziende ICT non sono sufficienti.
Secondo il report, nelle città attuali c’è una forza crescente ed contrapposta di imprese, hacker e “citizen hacktivists” che perseguono visioni diverse della città futura. Il loro motto è che i dati urbani sotto forma di informazioni possono promuovere città più democratiche, inclusive e resilienti.

Questi urbanisti fai da te – do-it-yourself (DIY) urbanists – usano tecnologie open source e strutture cooperative per iniziative che nascono dal basso, rafforzano il coinvolgimento sociale e assicurano che il processo tecnologico resti in linea con l’interesse civico. Su questa linea, progetti come Smart Citizen[15] (un kit che contiene sensori per misurare indicatori ambientali e connetterli con la piattaforma online Cosm[16]), del Barcelona FabLab, and DCDCity[17], incubati al MediaLab Prado, coltivano un altro concetto di smart city: codice aperto, filosofia del fai da te, partecipazione dei cittadini.

In futuro, le citta di successo dovranno certamente integrare i due modelli. Le soluzioni ideali combinano piattaforme su larga scala con grandi innovazioni guidate dal basso. Questa integrazione sta già prendendo forma in certi contesti, ma le pubbliche amministrazioni hanno bisogno di formare e incoraggiare ciò come parte di una agenda di openess, trasparenza e inclusione.

Le città sono come organismi viventi con uno spirito che si estende ben oltre le reti tecnologiche e le infrastrutture. Le comunità umane creano e sostengono un DNA specifico della città, e questa particolarità – a volte bizzarra o anche inspiegabile – deve essere presa in considerazione quando si progetta l’innovazione con e per i cittadini.

Traduzione a cura di Claudio Forghieri

L’autrice

Mara Balestrini (Argentina, 1983) è un "cultural technologist". Crede che le cosiddette ubiquitous technologies possano abilitare i cittadini a creare in modo collaborativo, ripensare l’education, la pubblicità e i media. Ha sviluppato e collaborato in numerosi progetti tra America Latina ed Europa come Taller de celumetrajes, una scuola itinerante per film realizzati con device mobili; MobilePOEMES3gp, una installazione per poesia digitale generata dai cittadini; MobileCells NOW, una user generated application per celebrare la cultura indie di Barcellona; o CrowdMemo.org, un prototipo di smart-education per aumentare lo spazio fisico con memorie collettive.

Mara lavora come strategy planner a Ideas for change (ideasforchange.com), dove è stata coinvolta in diversi progetti partecipativi e progetti smart city come iCityProject.eu or lanirekia.org. Si occupa della comunicazione digitale del social innovation network WeAreNotAnts.org.
Dal 2010, è advisor al CCCB Lab, Centre de Cultura Contemporània de Barcelona, dove opera come consulente su come migliorare le esposizioni e la partecipazione attraverso le nuove tecnologie.

In campo accademico, Mara è un PhD candidate presso l’Intel Collaborative Research Institute on Sustainable Connected Cities (ISCCI) alla University College di Londra (UCL).  
In passato è stata research assistant presso il Group of Interactive Technologies (GTI), all’Universitat Pompeu Fabra, dove ha condotto ricerche sulla Human Computer Interaction e sul Computing Supported Collaborative Learning.

Ha una laurea in Audiovisual Communications, un postgraduate degree in Media Arts and a Msc in Cognitive Systems and Interactive Media (Università Pompeu Fabra, Barcelona, Spain).  
Durante la sua carriera ha lavorato come digital e video giornalista, è stata lettrice all’università e media artist.

 


[1] http://lsecities.net/publications/books/living-in-the-endless-city/
[2] http://urbanscale.org
[3] http://www.worldsensing.com
[4] Tidy Street Project. http://www.guardian.co.uk/environment/blog/2011/apr/12/energy-use-households-monitor-electricity
[5] A Los Angeles, gruppi di cittadini cercano di risolvere la carenza di posti per sedersi lungo le strade. Essi hanno prodotto SignBench e SignChair, sedute e panchine che possono essere appese all’arredo urbano esistente. Un altro gruppo ha realizzato un set completo di panchine di legno e di aiule per le fermate del bus che mancano di qualsiasi traccia di struttura per sedersi.
[6] The battle for control of Smart cities http://www.fastcompany.com/1710342/battle-control-smart-cities
[7] Smart Cities: ¿ciudadanos, administrados, usuarios o vecinos? http://www.yorokobu.es/smart-cities-ciudadanos-administrados-usuarios-o-vecinos/
[8] Echoes, pumas, blackberries… 30 Coins circulating in Spain to drive another possible economy. http://www.deltaworld.org/economy/Echoes-pumas-blackberries-30-Coins-circulating-in-Spain-to-drive-another-possible-economy/
[9] Bogota citizens improve road safety conditions. http://thisbigcity.net/wikicity-bogota-citizens-improve-road-safety-conditions/
[10] http://hazciudad.blogspot.co.uk/
[11] http://urbanrepairs.blogspot.com.ar/
[12] http://www.iftf.org
[13] http://www.rockefellerfoundation.org/
[14] A planet of civic laboratorios http://www.iftf.org/our-work/global-landscape/human-settlement/the-future-of-cities-information-and-inclusion/
[15] http://spain-lab.net/project/smart-citizen-fab-lab-barcelonaiaachangar/
[16] https://cosm.com/
[17] http://thedatacitizendrivencity.com/?page_id=4
 

LA VERSIONE INGLESE DELL’ARTICOLO

Put the citizens in the center of the board To solve the smart city puzzle

By Mara Balestrini @marabales

75 percent of global population will live in cities by 2050, according to statistics published by the Urban Age Project[1] for the London School of Economics and Deutsche Bank’s Alfred Herrhausen Society.Growing at this pace, it is not surprising that the term “smart city” has become a trending topic and that sustainability and resource optimization are such pressing issues. Still, there’s a lot more to smart cities than sophisticated M2M (machine to machine) networks aimed at spending less and doing more. In order to be smart, a city needs a whole population of smart citizens. As Carlo Ratti from the MIT Senseable Lab usually says: “It’s not about technology, it’s about people”.

In order to start solving the smart city puzzle, I propose to put the citizens in the middle of the board and then pay attention to the following pieces: from data to design-situated information, cloud augmented public infrastructure, surveillance or emancipation, citizen driven innovation, and cooperating for smart solutions. And there are so many others…

Data-driven city augmentation

As citizens, we will be surrounded by information. Contemporary cities are going through a change that may seem obvious but is fundamental: it will no longer be necessary to go and look for information in one of the temples of the past, or to absorb it through the media. Data flows through closed and open networks, down under the earth and up in the skies. Data from sensor networks or M2M connections, information provided by users of social networks, and crowdsourcing will come down from the cloud and enhance physical urban space. The great challenge of how to turn all that data into meaningful, useful information still remains, but the data and the devices that ‘sense’ it already exist and are connected.

Increasingly, companies that design urban experiences are starting to develop physical interfaces or mobile apps that integrate data with city life. A good example of it is Urbanscale[2], a New York City based startup created by Adam Greenfield, with its UrbanFlow service that augments the city’s screens (at bus and train stations, streets, etc.) with “designed and situated” information that allows citizens to find what they are looking for, plan routes, and even participate in civic life through informal public consultation.

In Barcelona, companies such as WorldSensing[3] have set up sensors to capture traffic data that can then help drivers to find a parking space using a mobile app. Along similar lines, the European project iCity, which involves the Catalan capital, London, Genoa and Bologna, seeks to open up urban infrastructures that interested agents can enhance with data in order to offer services of public interest that improve urban life. A parking meter that offers information on the air quality at its location, an app that lets you know whether the public swimming pool or part are packed to overflowing, a ticket vending machine for public transport that offers you the chance to participate in a popular consultation as well as selling you your weekly ticket. We will assist to the augmentation of public infrastructure and the development of public cloud-enabled services. How do we harness the power of this information networks to maker better personal, economical, social and cultural decisions?

A city of trust or a city of control: emancipation versus surveillance.

Utopia versus dystopia. As usual, our ideas about the future are influenced by strongly conflicting ideas. There are those who believe that smart cities could imply the rise of an Orwellian society, where technology will be in the hands of monopolies and authoritarian governments, and will be used to monitor and control citizens. Security and privacy are still a problematic frontier. On the other hand, more optimistic visions trust that technology and data will open up doors to transparency, civic participation and the emancipation of sections of society that were previously excluded. They also defend the sustainable city, in which the community itself, by means of its access to open data, reduces its energy consumption, adopts more responsible behavior or deepens its participation in governance processes. The Tidy Street[4] project in Brighton is a great example of a citizen initiative to self-regulate electricity use.

Trust and engagement seem to be the fuel for citizen innovation. By digital or analogical means, using open data or inventing open infrastructures, citizens can create and develop smart solutions. They live the city everyday, they use FixMyStreet to report which street needs to be repaired, Waze app to inform and learn how the traffic is at a specific time and location, and they could even be installing seats at a LA sidewalk right now[5]. This is why the smart city meme must go far beyond resource optimization and hi-tech efficiency projects. While corporations such as IBM offer city councils smart city- in-a-box type solutions that require large technological investments even though there is no conclusive proof that a system that works in one city will work in a different one, research suggests that smart cities will not exist unless citizens are in the center of the equation[6].

Citizens. What does it mean?

A curious detail: in all the smart city events that I attended during 2012, practitioners, technologists and politicians usually referred to citizens as if the term suited a whole variety of definitions. My colleague Javi Creus just published[7] an article that summarizes very well our opinions on such observation. A common dictionary definition would describe a citizen as “an inhabitant of a city or town, especially one entitled to the rights and privileges of a freeman”. So, being a citizen has to do with our political rights and duties.

Well, when they name us citizens it seems like they mean something else. Through the eyes of the city council, we are “the administered”: our data, our information, our taxes and the city flows need to be sorted and organized. For the companies we are “users”: they design technology for us, we buy it if we like it, we use it in/with the city. Among us, we, the citizens, feel like “neighbors”, capable of gathering collective energy to keep the local traditions alive, enabling a network of trust to fix things we don’t like or even invent a new coin to replace the Euro[8]. All very different definitions, right?

Citizen driven innovation

A growing number of initiatives suggest that citizens, clearly in their role as neighbors, are starting to take control of and transform their cities. Take the example of the brand new pedestrian crossings in Bogota, Colombia: neighbors are increasingly likely to get out on their streets and implement the urban infrastructure their governments haven’t provided. In a recent interview published in ThisBigCity.net[9], Jimena Veloz and Alejandro Morales explained the project Camina, Haz Ciudad[10], a Mexico City collective aiming to improve facilities for pedestrians and cyclists as follows:

“Camina, Haz Ciudad started as a project to recover space for pedestrians. It was inspired by a modern development that happened here in Mexico City in an area called El Puente de los Poetas. Amazingly, there was no pedestrian infrastructure at all there, the whole place seemed to be designed for cars. A group of citizens decided that couldn’t be, so they painted a sidewalk in an area where lots of people walked but had no safety. But the sidewalk was erased, and the people who painted it were really mad. This anger seemed to inspire a sense of purpose within the group, and we just started painting more things. The collective is completely citizen orientated and we fund it with our own money”.

Groups like Camina, Haz Ciudad present a real change of ambition in terms of citizen engagement. They are distributed communities and tend to be grassroots movements, they gather resources through crowdfunding and use social media tools to spread the word and inspire other people. And they are definitely not alone.

"They say city is broke. We fix. No charge", claim the Toronto based collective Urban Repair Squad[11] that specializes in painting bike lanes and bike boxes. Even though their actions are not necessarily legal and in consequence sometimes even reversed by the city government, they aim to meet needs that are unsatisfied by the local authorities. In the real spirit of an open source movement, The Urban Repair Squad published a manual with instructions for anyone to learn how to paint bike lanes, while the Mexican group wikiciudad (wikicity) preach that “anyone can edit and modify cities”.

Cooperating for smart solutions

Last year, the Institute for the Future[12] and the Rockefeller Foundation[13] released “A Planet of Civic Laboratories”[14], a report that suggests that in order for cities to be truly smart, data must generate inclusion and development. Top-down solutions proposed by big technology companies are not enough. According to the report, in today’s cities there is a growing and opposing force of entrepreneurs, hackers, and “citizen hacktivists” who are pursuing a different vision of the future city. Their pitch is that urban data in the form of information can promote cities that are more democratic, more inclusive and more resilient.

These do-it-yourself (DIY) urbanists use open-source technologies and cooperative structures for citizen-driven initiatives, strengthening social commitment and ensuring that technological process remains in line with civic interests. Along these lines, projects such as Smart Citizen[15] (a kit containing sensors for measuring environmental indicators and connecting via the online platform Cosm[16]), by Barcelona FabLab, and DCDCity[17], incubated at MediaLab Prado, nourish the smart city concept from the other side: open code, DIY philosophy and citizen participation.

In the future, successful cities will almost certainly have to integrate these two models. Ideal solutions combine large-scale platforms with big citizen-led innovations. This integration is already taking place to a certain extent, but public administrations need to shape and encourage it as part of an agenda of openness, transparency and inclusion.

Cities are like living organisms with a spirit that extends way beyond the technological network and infrastructure. Human communities make and sustain a city’s specific DNA, and it is these particularities – sometimes whimsical or even inexplicable – that must be taken into account when designing innovation with and for the citizens. 

About the author

Mara Balestrini (Argentina, 1983) is a "cultural technologist". She believes that ubiquitous technologies can empower citizens to create in a collaborative way, rethink education, advertising and the media. In order to test this idea she has developed and collaborated in many projects across Latin America and Europe such as Taller de celumetrajes, an itinerant film school using mobile devices; MobilePOEMES3gp, an installation for digital citizen-generated poetry; MobileCells NOW, a user-generated mobile app to celebrate indie culture in Barcelona; or CrowdMemo.org, a smart-education prototype to enrich the physical space with the crowdsourced memories of the community.

Mara is a strategy planner at Ideas for change where she has been involved with different citizen engagement and smart city projects such as iCityProject.eu or lanirekia.org. She also manages the digital communication of the WeAreNotAnts.org social innovation network. Since 2010, she is an advisor at CCCB Lab, Centre de Cultura Contemporània de Barcelona, where she consults on how to enhance expositions and participation through new technologies.

Within academia, Mara is a PhD candidate at the Intel Collaborative Research Institute on Sustainable Connected Cities (ISCCI) at University College London (UCL). Previously she was a research assistant at the Group of Interactive Technologies (GTI), at Universitat Pompeu Fabra, where she did studies on research on Human Computer Interaction and Computing Supported Collaborative Learning.

Mara holds a bachelors degree in Audiovisual Communications, a postgraduate degree in Media Arts and a Msc in Cognitive Systems and Interactive Media (Universitat Pompeu Fabra, Barcelona, Spain). Throughout her career she has worked as a digital and video journalist, has been a university lecturer and a media artist.


[1] http://lsecities.net/publications/books/living-in-the-endless-city/
[2] http://urbanscale.org
[3] http://www.worldsensing.com
[4] Tidy Street Project. http://www.guardian.co.uk/environment/blog/2011/apr/12/energy-use-households-monitor-electricity
[5] In Los Angeles, groups of citizens try to solve the lack of seating in the streets. They designed the SignBench and the SignChair that can be attached to existing street furniture. Another group designed a whole set of wood benches and planters for a bus stop that lacked any kind of sitting facilities.
[6] The battle for control of Smart cities http://www.fastcompany.com/1710342/battle-control-smart-cities
[7] Smart Cities: ¿ciudadanos, administrados, usuarios o vecinos? http://www.yorokobu.es/smart-cities-ciudadanos-administrados-usuarios-o-vecinos/
[8] Echoes, pumas, blackberries… 30 Coins circulating in Spain to drive another possible economy. http://www.deltaworld.org/economy/Echoes-pumas-blackberries-30-Coins-circulating-in-Spain-to-drive-another-possible-economy/
[9] Bogota citizens improve road safety conditions. http://thisbigcity.net/wikicity-bogota-citizens-improve-road-safety-conditions/
[10] http://hazciudad.blogspot.co.uk/
[11] http://urbanrepairs.blogspot.com.ar/
[12] http://www.iftf.org
[13] http://www.rockefellerfoundation.org/
[14] A planet of civic laboratorios http://www.iftf.org/our-work/global-landscape/human-settlement/the-future-of-cities-information-and-inclusion/
[15] http://spain-lab.net/project/smart-citizen-fab-lab-barcelonaiaachangar/
[16] https://cosm.com/
[17] http://thedatacitizendrivencity.com/?page_id=4

 

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