Smart Responsive City: servono competenze e strumenti agili di governo - FPA

Smart Responsive City: servono competenze e strumenti agili di governo

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Design dei servizi, design della domanda e soft governance dei processi. Le soluzioni ci sono per costruire la nuova Smart Responsive City. Ne abbiamo parlato nel terzo incontro del ciclo 2020 dei Cantieri della Smart City di FPA. Ecco cosa è emerso

12 Novembre 2020

M

Clara Musacchio

Ricercatrice FPA

Photo by Liam Seskis on Unsplash - https://unsplash.com/photos/9NhciG1wq10

Si è tenuto mercoledì 11 novembre l’ultimo incontro del ciclo 2020 del Cantiere Smart City.

Dopo gli appuntamenti del 25 giugno e del 1° ottobre, il tavolo – con la moderazione di Gianni Dominici, DG di FPA, e Daniele Fichera – è stata l’occasione per consolidare e ampliare gli aspetti più rilevanti dell’azione congiunta tra amministratori e operatori privati per dare attuazione a nuovi modelli di governance urbana, più efficienti, efficaci e adattivi.

Il primo incontro si è concentrato sul racconti dell’impatto che ha avuto la prima fase dell’epidemia COVID sulle città e sugli elementi e le urgenze emerse da quell’esperienza.

Nel secondo incontro sono state individuate alcune soluzioni praticabili per ripensare un governo urbano più responsivo, per un’azione più tempestiva ed efficace al sopraggiungere di fattori critici non previsti, mettendo al centro della discussione il modello della Smart City Control Room.

Il terzo incontro si è focalizzato sulla rappresentazione di soluzioni applicative avanzate per le utilities, sulle esperienze in corso nei territori con un focus particolare sul caso studio di Venezia e sulle questioni e i fattori critici di implementazione dal punto di vista degli amministratori.

L’incontro ha ospitato una nuova partecipazione: quella dei gestori delle utilities quali protagonisti irrinunciabili di un processo di progressiva convergenza verso modelli integrati di Smart City Control Room.

Le soluzioni già disponibili sul mercato offrono opportunità vastissime di generazione, elaborazione, analisi di dati, integrazione tra sistemi infrastrutturali diversi e ritorno all’utenza in termini di risposte e servizi real time.

Armando Fiumara di Enel X ha mostrato, ad esempio, come, a partire da una delle infrastrutture urbane più “tradizionali” del territorio – quella dell’illuminazione pubblica – sia possibile, grazie anche alla sua elevata capillarità, generare dati e informazioni su altri domini, come quello della sicurezza, della qualità dell’aria, della mobilità.

Massimiliano Tesorio e Alessandro Bertoli di Wonderware hanno mostrato come, attraverso l’implementazione nelle infrastrutture già presenti sul territorio di sensori a diverse fasce di automazione, sia possibile generare dati uniformi e convogliarli in una repository/libreria informativa dalla quale i diversi gestori possono attingere per generare i propri cruscotti.

Si tratta di un sistema scalabile, già in uso per il controllo, ad esempio, della metropolitana di Madrid.

In entrambi i casi le soluzioni sono pensate per un “investimento nel risparmio” delle amministrazioni: il risparmio generato dall’efficientamento energetico o dall’automazione dei processi libera risorse nei comuni che possono essere a loro volta re-investite per nuovi servizi ai cittadini.

Un esempio di concreta attuazione di una Smart City Control Room (dopo il caso di Firenze, segnalato nel secondo incontro dei Cantieri della Smart City) è quello di Venezia. Alessandra Poggiani, direttore generale di Venis S.p.A. – l’azienda di servizi ICT e l’operatore locale di comunicazioni elettroniche del Comune di Venezia – ha illustrato i punti salienti e i presupposti del percorso di costruzione della Smart City Control Room veneziana: considerazione della peculiarità lagunare del territorio, dell’impatto turistico su un sistema fragile come il centro storico,

del territorio comunale “esteso” (che comprende un’area industriale di impianti ad alto rischio), delle criticità intermodali date dal trasporto su acqua.

L’obiettivo è stato quello di mettere in connessione le diverse esigenze e domini di controllo attraverso un sistema unico di gestione che poggia sulla raccolta dati a partire dalla sensoristica diffusa e in costante implementazione.

Le leve senza le quali il progetto non sarebbe potuto partire sono essenzialmente due: le risorse finanziarie del PON METRO e la possibilità di potersi avvalere del partenariato di innovazione, uno strumento molto agile messo a disposizione dal legislatore (Art. 65 del Codice dei Contratti) nei casi in cui la peculiarità dei servizi da acquisire non può essere soddisfatta ricorrendo a soluzioni già disponibili sul mercato.


I referenti delle diverse utilities (Francesco Amendola per Atac SpA, Enzo Bason per Agenzia Mobilità Piemontese, Paola Bulgarelli per ACT-Azienda Consorziale Trasporti di Reggio Emilia) hanno espresso, tutti, piena adesione alle opportunità che possono nascere  – in termini di sviluppo e qualità dei servizi offerti –  dall’implementazione di tecnologie smart, portando all’attenzione il tema dei costi necessari per ogni fase di implementazione del progetto di una Smart City Control Room: dal posizionamento della sensoristica, all’integrazione ed elaborazione dei dati.

Le amministrazioni, dal canto loro, sono fortemente impegnate nella tenuta “amministrativa” e “regolamentare” dei percorsi di cambiamento in atto, non di rado assumendo un ruolo di facilitazione e di mediazione tra i diversi soggetti, nel rispetto dei principi di piena trasparenza e accessibilità da parte dei cittadini, come testimoniato da Agnese Bianchi e Elena Baio rispettivamente per i comuni di Milano e di Piacenza.

Gli esempi, le esperienze e le soluzioni discusse rappresentano un macro-trend della nostra economia che mette al centro i dati ridefinendo il rapporto tra le amministrazioni pubbliche e i gestori di servizi non più riconducibile ai rapporti standard di regolazione.

Per Patrizia Cardillo, Responsabile Protezione Dati ARERA e Coordinatore del Network dei RPD delle Autorità Indipendenti, “non si può prescindere dalla correttezza, omogeneità e qualità dei dati”. A questo proposito, ha sottolineato come la guida per garantire questo presupposto basilare venga dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati europeo, “che disegna un percorso di comportamento per governare e pianificare, con misure di sicurezza, processi continui”.

Il percorso offerto da FPA di incontro e confronto sui temi delle città continuerà nel corso dell’anno con l’appuntamento del 16 dicembre a FORUM PA Città nel quale verranno presentati gli esiti del lavoro svolto nei Cantieri della Smart City e un’edizione straordinaria del rapporto ICity Rank.

Si rinnoverà il prossimo anno nell’ottica di assumere un carattere di permanenza e continuità per l’interlocuzione tra i diversi attori dei processi di cambiamento e resilienza urbana.

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