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Carta d’identità elettronica, il fattore chiave è la velocità di attuazione

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16 Gennaio 2016

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Giovanni Manca, esperto di dematerializzazione e sicurezza ICT - Advisory Board Anorc

E’ stato recentemente rilanciato dal Governo il nuovo progetto di Carta d’identità elettronica (CIE). Questa iniziativa è importante perché è urgente dotare il Paese di un documento di identità non cartaceo conforme agli standard di sicurezza del passaporto elettronico, anche a fronte degli scenari internazionali sulla sicurezza e l’immigrazione.

Per comprendere l’importanza di questo passo ricapitoliamo come siamo arrivati qui.

Il tema dell’identità digitale si manifesta per la prima volta in modo significativo nell’articolo 10 della Legge 127/1997 dove si parla di carta d’identità su supporto magnetico.

La spinta garantita dalla diffusione di Internet e dalla conseguente messa in opera dei portali fiscali e previdenziali porta ad una diffusione del PIN. Il codice è dedicato al servizio e consente l’accesso solo al portale dell’amministrazione emittente.

La disponibilità dei fondi UMTS e i conseguenti finanziamenti per il cosiddetto e-government (oggi siamo all’interno dell’Agenda Digitale) fanno nascere la Carta Nazionale dei Servizi (CNS). Il messaggio politico dell’allora Ministro dell’innovazione Lucio Stanca era che non aveva senso disporre di servizi online senza uno strumento unificato d’accesso e la diffusione della Carta d’Identità Elettronica (CIE) nel 2002 risultava ancora molto bassa.

In particolare l’emissione era attiva in poco più di 130 comuni.

La CNS si diffonde in modo rapido in Lombardia, associata ai servizi socio-sanitari, ma il suo utilizzo è estremamente basso a causa dell’indisponibilità dei lettori di CNS presso i cittadini.

Progressivamente l’utilizzo della CNS aumenta anche grazie ad altri progetti sanitari in più Regioni e Provincie autonome.

Qualche anno dopo, per omogeneità di scopo alla CNS, si associa la Tessera Sanitaria (TS), nata per sostituire il tesserino del Codice Fiscale (CF).

Nasce la TS-CNS e i progetti da esclusivamente regionali diventano progetti legati al monitoraggio della spesa sanitaria e quindi legati a specifiche convenzioni tra il MEF e le Regioni.

Alla data odierna la TS-CNS è diffusa per circa 40 milioni di unità. L’utilizzo reale è a macchia di leopardo con aree geografiche dove addirittura il microchip è inutilizzabile per la mancanza della procedura di rilascio del PIN o per l’assenza di servizi online.

Nel frattempo, la seconda fase della sperimentazione della Carta d’Identità Elettronica (CIE) raggiunge i 13 anni di vita, il progetto è stato avviato 18 anni fa, con una diffusione del documento pari a circa un cittadino su venti.

L’attuale CIE è peraltro difficilmente utilizzabile per l’accesso ai servizi in rete, per assenza di adeguate infrastrutture di supporto (liste di revoca e gestione dei certificati digitali).

La TS-CNS sta completando un ulteriore ciclo di vita di sei anni e la CONSIP ha aggiudicato un gara per ulteriori 57 milioni di CNS da distribuire in sostituzione di quelle che via via stanno scadendo. L’emissione di queste ultime CNS è iniziata nell’ultimo trimestre del 2015.

Stato dell’arte

Il Governo ha, come è noto, tra i sui principali obiettivi di digitalizzazione, il sistema pubblico di identità digitale per cittadini e imprese (SPID). Questo sistema ha lo scopo di generare il meccanismo virtuoso di una credenziale unica di accesso per i servizi pubblici e privati. I servizi online fruiti con CNS e PIN (come quelli fiscali e previdenziali) saranno obbligatoriamente fruiti nel giro di 24 mesi dall’accreditamento del primo soggetto autorizzato a rilasciare credenziali di identità conformi a SPID.

Lo SPID si affianca alla TS-CNS ed alla CIE (di fatto non utilizzabile) e l’ulteriore diffusione numerica della TS-CNS crea una duplicazione di credenziali che è utile gestire.

Nel frattempo, si è incrementato il numero dei PIN rilasciati in sede fiscale e previdenziale (con le dichiarazioni fiscali pre-compilate) fino a superare i 25 milioni di credenziali in possesso di cittadini e professionisti.

Se si considerano anche le credenziali rilasciate in modo settoriale per scopi definiti possiamo ipotizzare oltre 40 milioni di codici distribuiti. Tutti i PIN sono specifici per l’organizzazione che li ha rilasciati e i servizi che questa mette a disposizione in rete.

Conclusioni

La nuova CIE è progettata per essere conforme al MRTD (Machine Readable Travel Document, ovvero la specifica tecnica del Passaporto Elettronico) e alla gestione dell’identità personale ai fini dell’accesso ai servizi in modalità contactless. Questo tipo di interfaccia, tra l’altro, consente di utilizzare come terminale di accesso ai servizi uno smartphone conforme alla Near Field Communication (NFC) con evidenti vantaggi e potenzialità di diffusione presso i cittadini.

Questa caratteristica, inoltre, rende la CIE la principale candidata al ruolo di credenziale SPID più diffusa.

Questo proliferare di identità disomogenee e sovrapposte deve indurre a un percorso di razionalizzazione e limitazione degli strumenti di identità. Ogni singolo strumento limita e confonde l’utilizzo degli altri.

Questo anche nella prospettiva dell’adesione di SPID e di altri eventuali meccanismi di identità al Regolamento UE 910/2014 in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno e che abroga la direttiva 1999/93/CE .

La Carta Nazionale dei Servizi (TS-CNS) può essere tenuta ancora in vita per ulteriori 5/6 anni fino ad un ragionevole sviluppo di SPID? Stante le regole dello SPID il modello di autenticazione CNS non è conforme ad esse e quindi al di fuori dello SPID.

Quello che importa, comunque, è la velocità di attuazione. Aspettare 24 mesi per attivare progetti considerati strategici è limitante rispetto all’attenzione pubblica e privata sul tema e non stimola adeguati tempi di reazione da parte delle PPAA e dei privati.

Insomma se vogliamo veramente passare dalle code al click dopo quasi 15 anni di progetti dobbiamo essere veloci, efficaci, continui e non dispersivi. Gli insuccessi del passato non aiutano poi a creare fiducia nel futuro. Questo è il primo punto da superare con i fatti oggettivi.

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