Digital Innovation Challenge: OpenCity tra le dieci finaliste

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Standard europei, codice open source, interoperabilità, sostenibilità, focus su informazione e servizi di qualità. Queste caratteristiche hanno portato OpenCity tra le soluzioni finaliste della Digital Innovation Challenge lanciata dalla Commissione Europea

8 Maggio 2020

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Michela Stentella

Content Manager FPA

Photo by Wayne M. on Unsplash - https://unsplash.com/photos/YUgxbDNL4ZA

Una piattaforma digitale che, allineandosi agli standard europei, mette a disposizione dei cittadini informazioni e servizi in un’ottica di interoperabilità, riuso e sostenibilità di lungo periodo. Ecco cos’è OpenCity ed ecco perché è stata scelta tra le dieci finaliste del Digital Innovation Challenge, iniziativa lanciata dalla Commissione Europea a novembre 2019 e rivolta alle piccole e medie imprese che utilizzano una serie di soluzioni in open source e basate sul riuso nel processo di innovazione dei servizi digitali.

La Challenge: obiettivi

L’obiettivo della Challenge è, quindi, individuare, sviluppare e promuovere servizi e prodotti innovativi basati su soluzioni aperte e riusabili messe a disposizione dalla Commissione stessa. Quest’ultima, infatti, offre una serie di componenti (specifiche tecniche, standard aperti, software e strumenti che possono essere utilizzati gratuitamente da qualsiasi soggetto pubblico o privato) che facilitano la progettazione e la creazione di servizi digitali interoperabili, transfrontalieri e intersettoriali con l’obiettivo di superare i confini nazionali e creare un unico mercato europeo digitale (Digital Single Market).

Di conseguenza, le soluzioni che sono arrivate alla fase finale della Digital Innovation Challenge hanno caratteristiche precise: utilizzano gli standard europei e soluzioni open source; consentono l’utilizzo del servizio oltre i confini nazionali in tutto il mercato europeo; assicurano un alto livello di sicurezza, interoperabilità e rispetto delle normative; adottano un modello di business sostenibile nel medio e lungo periodo. 

Cos’è OpenCity

Anche OpenCity, di cui abbiamo raccontato in dettaglio in questo articolo, risponde quindi a queste caratteristiche: è, infatti, uno strumento (sviluppato da OpenContent e scelto da FPA per accompagnare la trasformazione digitale dei Comuni) che, attraverso l’applicazione dei kit messi a disposizione dal Team per la Trasformazione digitale, consente di adeguare in maniera sostenibile i siti web istituzionali e i servizi pubblici digitali degli enti agli standard richiesti dalla normativa vigente, nazionale ed europea. Usare gli standard europei consente, di risparmiare tempo e risorse; integrarsi con il Punto unico di accesso ai servizi; favorire l’interoperabilità con i sistemi interni e le tecnologie emergenti; garantire l’omogeneità delle informazioni in qualsiasi lingua.

Il quadro europeo: il “Single Digital Gateway” e gli standard di interoperabilità

Ma vediamo meglio il contesto in cui si inserisce la Digital Innovation Challenge e perché è così centrale il focus sull’informazione e sui servizi ai cittadini. La Challenge si colloca nel quadro più ampio della strategia europea  del “Single Digital Gateway”, ossia lo Sportello unico digitale europeo. L’obiettivo nei prossimi quattro anni sarà uniformare a livello europeo l’accesso ai servizi attraverso informazioni di qualità e canali di assistenza per tutti i cittadini dell’Unione. Le procedure di accesso ai servizi digitali dovranno essere omogenee per tutti i paesi UE.

In quest’ottica, l’Unione Europea sta sviluppando rapidamente un sistema di interoperabilità semantica, grazie al Programma “ISA² Interoperability Solutions for European Public Administrations” e alla creazione delle ontologie CoreVocs (Core Vocabularies) e Core Public Service Vocabulary Application Profile (CPSV-AP). Il programma ISA² sostiene lo sviluppo di soluzioni digitali che consentano alle amministrazioni pubbliche, alle imprese e ai cittadini in Europa di beneficiare di servizi pubblici interoperabili transfrontalieri e definisce l’architettura dei servizi digitali a livello europeo. Le ontologie, invece, definiscono degli standard semantici, possono essere utilizzate per uniformare i dati provenienti da varie fonti e consentono di creare un unico modello condiviso e machine-readable per tutte le PA sia a livello europeo che nazionale. È in particolare la creazione del Core Public Service Vocabulary (CPSV) a testimoniare l’orientamento dell’Unione Europea verso la valorizzazione dei servizi della Pubblica Amministrazione, considerati il centro del sito web istituzionale e dei punti di contatto digitale dell’ente con il cittadino. 

Il quadro nazionale: open source e riuso nel Piano triennale, nel CAD e nelle Linee Guida

La spinta dell’Unione Europea verso soluzioni Open Source e in riuso è stata accolta anche a livello nazionale dal nostro Piano Triennale 2019-2021 e precedentemente dal Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD). In particolare, gli artt. 68 e 69 del CAD e la pubblicazione delle “Linee guida su acquisizione e riuso di software per le pubbliche amministrazioni” avvenuta il 9 maggio 2019 hanno legato il concetto di riuso a quello di open source. Questo nuovo approccio del legislatore nazionale obbliga la PA italiana a privilegiare il software Open Source per rispondere alle proprie esigenze. Nel caso in cui decida di sviluppare una soluzione autonomamente, un ente pubblico è obbligato infatti a motivare la decisione e a rilasciare in open source tutto il codice sviluppato. 

L’orientamento generale delle norme considera, quindi, l’open source una scelta strategica per la PA in quanto aiuta a risparmiare tempo, utilizzando un sistema già collaudato da altri enti con le stesse esigenze, e permette di ridurre i costi, non dovendo investire sullo sviluppo di un software o sull’acquisto da un fornitore proprietario. 

La qualità dei siti web della PA in Europa

Con l’obiettivo di attuare il Regolamento (UE) 2018/1724, che ha istituto il Single Digital Gateway, ora AgID sta ora lavorando per permettere alla PA di uniformarsi con le disposizioni europee e nazionali. In particolare, le recenti normative europee hanno indicato parametri obbligatori di qualità che i siti web delle PA degli Stati membri dovranno rispettare a partire dal 2020.

Per questo motivo, all’interno della community Developers Italia, nata con l’obiettivo di incentivare pacchetti di sviluppo che privilegino il riuso e l’evoluzione continua degli strumenti, sono stati creati diversi KIT per facilitare le amministrazioni a trasformare la funzione del sito web istituzionale, che diventa il principale punto di contatto digitale con cittadini ed imprese. Nella sua nuova veste, il sito web contiene il catalogo dei servizi offerti dall’ente (descritti secondo il modello CPSV) e un’area personale, all’interno della quale il cittadino può attivare nuove istanze, accedere al proprio archivio documentale e ai messaggi a lui riservati.

OpenCity e gli standard per la gestione dei dati

La struttura di OpenCity è perfettamente allineata a questi obiettivi, inoltre adotta gli standard semantici europei, come sottolinea Gabriele Francescotto, Responsabile di Opencontent: “Oltre a rispondere ai principi di qualità per i siti web istituzionali tracciati dall’Europa e dal legislatore nazionale, OpenCity favorisce l’automazione del processo di gestione dei dati, strutturando nativamente i dati secondo standard europei (Core Vocabularies e CPSV-AP) e nazionali (ontologie di OntoPiA, definite da AgID). Questi consentono la generazione automatica di dataset di alta qualità utilizzando i contenuti inseriti manualmente o automaticamente nel sito web, in modo da ottenere dati comprensibili sia da persone (attraverso pagine web, tabelle, calendari, mappe, grafici interattivi) che da sistemi automatici (machine-readable, attraverso API), favorendo in questo modo l’interoperabilità semantica tra applicazioni e l’omogeneità delle interfacce dei siti web”.

La centralità dei servizi digitali di qualità

FPA ha scelto OpenCity per accompagnare la trasformazione digitale dei Comuni, convinta che servano soluzioni agili per accompagnare la digitalizzazione della PA e che questo processo non sia più rimandabile, come sottolinea Gianni Dominici, Direttore generale di FPA: “Questi ultimi mesi segnati dall’emergenza sanitaria hanno dimostrato in maniera drammatica che non possiamo più permetterci una crescita lenta dei servizi digitali e che sono state proprio le amministrazioni che avevano già investito nella digitalizzazione dei processi ad aver reagito meglio alla crisi. Dobbiamo mettere in atto al più presto lo switch off, ne parliamo da anni e ora non è più rimandabile”.

OpenCity è disponibile sia in cloud su Developers Italia, che in open source per l’installazione sul server dell’ente.

La Challenge continua…

Il prossimo step della Challenge, programmato per l’autunno, sarà un bootcamp di co-creazione in cui le dieci soluzioni selezionate potranno lavorare con dei coach esperti per sviluppare ulteriormente le loro proposte e poi fine presentarle alla giuria.

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