Strategia Cloud e PSN: il ruolo di Istat e delle grandi PA centrali

Strategia Cloud e Polo Strategico Nazionale: il ruolo di Istat e delle grandi amministrazioni centrali

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Ci troviamo in un momento di grandi opportunità per la trasformazione digitale del Paese, ma anche in un momento di svolta per la nostra PA che deve ritrovare una centralità persa negli ultimi anni. Agire sulla parte infrastrutturale e sul passaggio al cloud è una precondizione per rendere la macchina amministrativa più efficace, per metterla in condizione di generare servizi di nuova concezione. Accanto a questo c’è poi il tema delle competenze e della capacità di fare rete. Di tutto questo abbiamo parlato nel corso di un confronto organizzato il 5 ottobre scorso con la Direzione centrale per le tecnologie informatiche di Istat e di cui potete vedere la registrazione. Ecco alcuni spunti emersi dal dibattito

7 Ottobre 2021

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Michela Stentella

Direttore responsabile www.forumpa.it

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Della Strategia Cloud Italia e della realizzazione del PSN (Polo Strategico Nazionale) avevamo parlato in una recente intervista con Massimo Fedeli, Direttore centrale per le tecnologie informatiche di Istat. Si tratta di una delle sfide centrali per realizzare gli obiettivi di digitalizzazione della PA tracciati nel PNRR e, in questo percorso, si inseriscono alcune grandi amministrazioni centrali, che su questi aspetti lavorano già da anni. Che contributo possono portare e quali sono le opportunità e i rischi che questi attori dell’innovazione individuano da un momento storico così particolare? Ne abbiamo parlato il 5 ottobre scorso nel corso di un evento online, organizzato proprio in collaborazione con la Direzione centrale per le tecnologie informatiche di Istat, a cui hanno partecipato oltre a Massimo Fedeli: Stefano Tomasini, Direttore centrale organizzazione digitale di INAIL; Vincenzo Caridi, Direttore centrale tecnologia, informatica e innovazione di INPS e Stefano Nocentini, Senior Executive Partner di Gartner. All’evento, moderato da Gianni Dominici, Direttore generale di FPA, ha inviato il proprio contributo anche Mauro Minenna, Capo Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Ecco alcuni spunti emersi dal dibattito, di cui potete vedere la registrazione. Un dibattito che, partendo dalla Strategia Cloud Italia, dal Polo Strategico Nazionale e dal PNRR, ha toccato temi di ampio respiro, come il valore della PA, le competenze, la sinergia tra le amministrazioni per realizzare un obiettivo comune.

Premessa: lo stato del Cloud in Italia e in Europa

In Italia siamo in ritardo rispetto all’adozione di tecnologie cloud, ma non siamo i soli. Tutta l’Europa è indietro rispetto all’Asia e soprattutto agli Stati Uniti, dove si registrano rispettivamente il 21% e il 74% delle tecnologie cloud a livello mondiale. In Europa siamo al 4%, in Africa all’1%. Sono tre i temi centrali che emergono e su cui bisogna riflettere: la sovranità dei dati, per cui l’Europa guarda con sospetto a realtà come Cina e Russia e non può d’altro canto accettare alcune leggi degli Stati Uniti, come il Cloud ACT che impone ai cloud provider americani di mettere a disposizione di Congresso, CIA ed FBI tutte le informazioni contenute nei loro data center; lo sviluppo economico, che sempre più si basa sulla trasformazione digitale e sul valore del dato; l’interoperabilità (tra PA dei diversi paesi e tra PA e privati), per cui molti problemi in Europa sono legati alla differenza di lingua, leggi e cultura. A partire da queste considerazioni e passando per i dati del DESI 2020, Stefano Nocentini, Senior Executive Partner di Gartner, ha tracciato in apertura di evento un quadro sullo stato del Cloud in Italia e in Europa, individuando cause e contesto del ritardo rispetto agli USA, focalizzando le prospettive aperte nel nostro Paese dal PNRR e indicando le azioni da portare avanti per superare i limiti del passato: Comunicare, Accompagnare e Misurare.

Il percorso tracciato dalla Strategia Cloud Italia

Come evidenziato nel suo intervento da Mauro Minenna, è ormai definita, in coerenza con il PNRR, la strada per arrivare a un Polo Strategico Nazionale (PSN) che diventerà l’infrastruttura abilitante per la realizzazione della Strategia cloud nel nostro Paese. L’obiettivo centrale è “costruire una casa sicura fatta di più stanze e nelle stanze andare a mettere i dati”, lavorando su due dimensioni: la sicurezza e la riservatezza. Nel PSN migreranno progressivamente tutte le amministrazioni centrali: “abbiamo ricevuto le prime due proposte di partenariato pubblico privato che adesso entrano nella fase di valutazione – ha sottolineato Minenna – bandiremo una gara entro la fine del 2021 e andremo in aggiudicazione nel corso del 2022, con l’idea che le prime amministrazioni possano salire a bordo a partire dal terzo quarto del 2022”.

Il ruolo delle grandi amministrazioni centrali

Ci troviamo dunque in un momento di grandi opportunità per la trasformazione digitale del Paese, ma anche in un momento di svolta per la nostra PA che deve ritrovare una centralità persa negli ultimi anni. Agire sulla parte infrastrutturale e sul passaggio al cloud è una precondizione per rendere la macchina amministrativa più efficace, per metterla in condizione di generare servizi di nuova concezione. Accanto a questo c’è poi il tema delle competenze e della capacità di fare rete.

In questo contesto, che ruolo possono ricoprire quelle amministrazioni che hanno già intrapreso percorsi importanti nel campo dell’innovazione, non solo tecnologica ma anche organizzativa? È il caso di Istat, INAIL e INPS, che nel corso di questo evento, dopo aver raccontato il percorso di trasformazione avviato negli ultimi anni, hanno portato la propria visione di futuro.

L’importanza di aver avviato già da tempo un percorso di innovazione condiviso all’interno dell’organizzazione; l’idea di cambiamento legata alla qualità del servizio offerti a cittadini e imprese; la visione di innovazione che non è mai solo tecnologica, ma sempre organizzativa, culturale e “umana”; il superamento della logica di adempimento in favore della creazione di valore. Questi i punti condivisi nel loro racconto da Massimo Fedeli, Stefano Tomasini e Vincenzo Caridi. Sopra tutto emerge poi una sfida: mettere insieme le esperienze acquisite per creare una sinergia tra questi enti di eccellenza su temi trasversali, legati a infrastrutture, piattaforme e servizi.

“L’impegno dell’INPS – ha sottolineato Caridi – è quello di portare in dote al Polo Strategico Nazionale servizi trasversali. A livello strutturale penso che siano essenziali delle economie di scala e delle sinergie, ragionando anche in una logica di federazione come stiamo facendo con Istat e INAIL, non in termini alternativi al progetto Cloud italia che è il progetto principe, ma in termini complementari e abilitanti rispetto al PSN nazionale”.

“Non siamo interessati a gestire le infrastrutture, non è questa la nostra mission – ha spiegato Tomasini – la nostra responsabilità è accompagnare le nostre organizzazioni verso la capacità di erogare i propri servizi all’utenza secondo quelle che sono le attuali esigenze e soprattutto cercando di far crescere la società nel suo complesso. Il percorso verso il cloud della PA non è una mera migrazione di applicazioni su altri server, ma è un percorso di crescita culturale, di crescita delle competenze, di messa a fattor comune di servizi, di efficientamento del proprio modo di lavorare. Un percorso che può essere fatto soltanto facendo tesoro delle diverse esperienze che vengono dalle pubbliche amministrazioni”.

“La Strategia cloud può trarre valore dalla collaborazione con i nostri istituti, perché noi abbiamo già nel nostro ecosistema infrastrutture e servizi che possono essere rapidamente interconnessi e messi a fattor comune. Abbiamo fatto già delle operazioni che ci consentono di poter utilizzare i servizi infrastrutturali che saranno erogati dal cloud nazionale, quindi la nostra proposta è assolutamente complementare e ci vede in qualche modo come soggetti che vogliono accompagnare questa operazione”.

Insomma, lo scenario che si sta definendo dovrebbe consentire alle pubbliche amministrazioni di lavorare come un sistema e sostenere quelle realtà che non hanno le dimensioni e le competenze sufficienti per poter fare un autonomo percorso di digitalizzazione. Il PNRR, come ha sottolineato Tomasini, può rappresentare un “acceleratore” di percorsi già avviati, a patto che non si inneschi ancora una volta la logica dell’adempimento e si lavori invece sull’ingaggio delle persone che lavorano nella PA.

“Il fattore abilitante è il fattore umano – ha concluso Fedeli – il PNRR ci dà la possibilità anche di fare delle politiche di assunzione importanti e questa opportunità va colta. L’altro elemento abilitante è la comunicazione, sia all’esterno che all’interno delle organizzazioni, per creare il terreno giusto su cui andare in qualche modo a seminare. Infine, ancora una volta, prendere le tante realtà virtuose che ci sono nella nostra PA e mettere a fattor comune queste competenze per raggiungere gli obiettivi prefissati”.

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