Strategia Cloud Italia: il focus nel primo evento ibrido di FPA, organizzato con Cloudera e Red Hat

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Gli eventi ibridi offriranno grandi occasioni di partecipazione e ampliamento delle reti anche per il futuro, bel al di là dell’emergenza, ma richiedono molta attenzione e cura, perché il rischio è che si crei una “spaccatura” tra chi si trova a interagire in presenza e chi segue e partecipa da remoto. Abbiamo cominciato a sperimentare questo modello, unendo investimenti negli spazi e nelle tecnologie, e valorizzazione delle competenze acquisite nell’ultimo anno e mezzo. La prima occasione è stata il 22 ottobre scorso in occasione di un confronto riservato organizzato con Cloudera e Red Hat su opportunità e sfide della Strategia Cloud Italia

4 Novembre 2021

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Redazione FPA

Dopo quasi due anni di stop agli eventi in presenza, c’è molta voglia di tornare a incontrarsi e confrontarsi di persona. Ma questi 18 mesi sono stati anche un periodo di grande sperimentazione: l’emergenza ha portato a reinventarsi, a testare nuove modalità di incontro online, sempre più avanzate e interattive. Un’esperienza che noi di FPA abbiamo portato avanti con sempre maggiore entusiasmo e soddisfazione e che ora non vogliamo sprecare, anzi. Il nostro obiettivo è continuare a sperimentare progettando e realizzando eventi ibridi, parte in presenza e parte a distanza. Una modalità di evento che offrirà grandi occasioni di partecipazione e ampliamento delle reti anche per il futuro, bel al di là dell’emergenza, ma che richiede molta attenzione e cura, perché il rischio è che si crei una “spaccatura” tra chi si trova a interagire intorno a un tavolo e chi segue e partecipa dietro lo schermo del proprio dispositivo, che sia un pc, un tablet o uno smartphone…o una sala per videoconferenze.

Per realizzare un evento ibrido si deve lavorare su più livelli (location, strumentazione, regia, contenuti) affinché chi è collegato da remoto riesca a comprendere e seguire cosa avviene in studio e riesca a partecipare e interagire pienamente, che si tratti di relatori o di pubblico. Per questo, lato location, nelle ultime settimane abbiamo letteralmente trasformato alcuni spazi della nostra sede all’interno del Talent Garden di Roma Ostiense: da uffici, occasionalmente prestati alla registrazione o trasmissione di eventi e interviste, questi spazi sono diventati dei veri e propri studios televisivi, con grandi monitor, telecamere professionali e spazi riservati alla regia. A questo si unisce l’esperienza e la professionalità maturata in questi lunghi mesi, che come avvenuto in tutti i campi sono stati anche per il nostro lavoro una palestra e un fattore di accelerazione mai visto prima.

Il primo evento ibrido di questa nuova stagione lo abbiamo realizzato il 22 ottobre scorso, con un confronto (riservato) organizzato in collaborazione con Cloudera e Red Hat, dal titolo “La gestione dei dati e l’evoluzione delle applicazioni nella nuova Strategia Cloud Italia: opportunità e sfide per la PA italiana”. Presentata il 7 settembre scorso, la Strategia Cloud Italia definisce un percorso unitario per la migrazione al cloud delle PA. Al momento, il focus si sposta sui dati: da gennaio 2022 la missione di tutti gli enti sarà classificare i dati per distinguerli in Strategici, Critici e Ordinari. Tempo a disposizione: 6 mesi. Ecco alcuni spunti emersi dal confronto.

Strategia Cloud Italia: la regia che mancava

In questi anni e soprattutto in questi mesi segnati dall’emergenza, ogni ente ha proseguito il percorso di digitalizzazione della propria organizzazione e dei propri servizi. Il risultato, però, è un ricchissimo potpourri di progetti di Cloud Migration avviati per rispondere al meglio alle circostanze impreviste e, soprattutto, a quanto richiesto dal Piano Triennale AgID. Addirittura, ha fatto notare un ospite nel corso del dibattito, esistono situazioni paradossali di over-progettualità in ordine sparso: in alcuni casi, diversi enti afferenti allo stesso dipartimento ministeriale, hanno implementato soluzioni diverse tra loro. Ecco, la Strategia Cloud Italia mette fine a questa “personalizzazione” della Cloud Migration, giustificata da direttive frammentarie e talvolta contraddittorie. Fino a qualche tempo fa, infatti, le indicazioni operative utili per la strategia di migrazione al Cloud erano disperse in diversi documenti. La Strategia Cloud Italia, invece, è un documento, centrale e strutturato, che segna il percorso e definisce chiaramente le sfide, le tappe operative e gli elementi di uno sviluppo che dovrà compiersi nel giro dei quattro anni messi a disposizione dal PNRR. Gli elementi cardine del documento sono tre: la classificazione dei dati (in Strategici, Critici e Ordinari); la qualificazione dei servizi Cloud; la creazione del Polo Strategico Nazionale.

Tutti i partecipanti al tavolo di FPA, Cloudera e Red Hat hanno dichiarato di apprezzare l’input governativo e l’ordine progettuale che ne deriverà.

La consapevolezza del ruolo del Cloud come spinta alla modernizzazione

Per la digitalizzazione della PA, il PNRR ha messo sul piatto 6,4 miliardi di euro. Parte di queste risorse servirà per finanziare servizi professionali volti a realizzare una vera e propria logica di migration-as-a-service, in modo da supportare le pubbliche amministrazioni nella difficile migrazione al Cloud. Tra gli aspetti critici di questo passaggio evolutivo, infatti, c’è la mancanza di competenze all’interno delle amministrazioni. La sensibilità al tema dimostrata dal Governo con la soluzione proposta è un altro elemento che ha suscitato l’apprezzamento dei partecipanti.

Pur essendo necessario procedere per gradi, cercando di far fronte alle tante difficoltà, “L’approccio della PA al Cloud è coerente con quanto si vede nelle aziende”, ha fatto notare Davide Zacchetti, Ricercatore Senior dell’Osservatorio Cloud per la PA, School of Management del Politecnico di Milano, presentando i risultati del suo studio, volti a verificare come la Strategia Cloud Italia si inserisca nel mercato Cloud italiano. La direzione intrapresa è corretta, però, fa notare il ricercatore, “il tema del Cloud non è legato solo al consolidamento infrastrutturale, bensì riguarda anche la necessità di disporre di applicazioni Cloud native e di un parco applicativo moderno”. Temi sui quali la PA non si è ancora spesa più di tanto.

Zacchetti ha evidenziato l’approccio più maturo al Cloud da parte delle aziende e i benefici del Cloud native. “Nelle grandi imprese – ha spiegato -, il parco applicativo in Cloud è ormai quasi equivalente a quello on-premises, percentualmente parlando. Al momento è soprattutto di tipo SaaS per il 52%, mentre è IaaS per il 32%. Il 16% delle imprese oggetto di studio, invece, ha optato per il tipo PaaS e ciò significa, dunque, che le grandi aziende stanno iniziando a investire su progetti strutturali di digitalizzazione e acquisizione di servizi dalle piattaforme. Ciò consente alle grandi imprese di poter disporre di un parco applicativo moderno e di utilizzare il Cloud come abilitatore dell’innovazione”.

Nel contesto delle amministrazioni pubbliche, i dati relativi alle grandi imprese aprono uno spiraglio sul futuro, lasciando intravedere le dinamiche che certamente si verificheranno anche negli enti.

Passi avanti verso i servizi digital native di alto livello

Se sulla necessità e sull’opportunità di migrare al Cloud non ci sono più dubbi, i presenti al tavolo di confronto hanno sollevato qualche perplessità sul fronte dei servizi. Nelle amministrazioni si sente parlare troppo spesso di Lift and Shift Cloud migration, fa notare un partecipante, augurandosi che “non ci si fermi alla concretezza del dato e che subito dopo si faccia un assessment delle soluzioni applicative che usano il patrimonio dei dati per creare soluzioni unitarie, che portino vere economie di scala. Il copia/incolla ci farebbe perdere un’opportunità”. La sfida, quindi, è molto più complessa rispetto alla semplice chiusura dei data center obsoleti: il punto è conoscere l’intero tessuto delle soluzioni obsolete e riprogettarlo per intero.