Medicina territoriale: tra digitalizzazione e gestione integrata del sistema sanitario nazionale

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La medicina territoriale rappresenta una componente fondamentale del Sistema Sanitario Nazionale, per garantire un equo accesso alle cure, continuità assistenziale e prevenzione delle malattie. In un’epoca in cui l’invecchiamento della popolazione e la cronicizzazione delle patologie pongono sfide significative, la medicina territoriale emerge, dunque, come una soluzione efficace per rispondere a queste esigenze, promuovendo al contempo un uso più razionale delle risorse. Abbiamo raccolto l’opinione di Sara Luisa Mintrone, Chief Marketing Officer Dedalus, azienda leader mondiale nel settore della digital health, che supporta anche i processi di governance e semplificazione della presa in carico sul territorio

8 Maggio 2024

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Claudia Scognamiglio

Consultant Content Producer - Journalist, FPA

Foto di Zhen H su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/giocattolo-dellautomobile-gialla-su-superficie-bianca-Xruf17OrkwM

La medicina territoriale, ovvero l’insieme di servizi sanitari erogati al di fuori delle strutture ospedaliere, direttamente nella comunità, ha subito una notevole evoluzione con l’introduzione del DM 77, segnando un punto di svolta significativo verso un approccio più integrato e coeso alla cura del paziente.  Questo include una vasta gamma di attività, dalla prevenzione primaria e screening, alla gestione delle malattie croniche, cure palliative, e riabilitazione. L’obiettivo è quello di rendere le cure più accessibili, personalizzate e integrate, favorendo il mantenimento della persona nell’ambiente domestico e sociale di riferimento il più a lungo possibile. Inoltre, una gestione efficace a livello territoriale è fondamentale per diminuire i tempi di attesa, alleviare il sovraffollamento dei reparti di emergenza e, più in generale, per promuovere un sistema di salute sostenibile.

Questa trasformazione è stata ulteriormente accelerata dal finanziamento delle centrali operative territoriali grazie al PNRR, che attualmente si trovano in diverse fasi di sviluppo, alcune ancora in costruzione fisica e altre in organizzazione.

“Non possiamo pensare di curare tutte le persone in ospedale. – spiega Sara Luisa Mintrone, Chief Marketing Officer Dedalus – Innanzitutto per un motivo di sostenibilità, per esempio ci sono determinati pazienti, come gli anziani, che non dovrebbero essere esposti a rischi di infezione e che necessitano di una serie di bisogni assistenziali specifici”.

Chiaramente la varietà delle esperienze sul territorio italiano mostra che vi è una differenza marcata nell’avanzamento di questo processo, con alcune regioni più avanti di altre. Tuttavia, emerge una sfida comune: la mancanza di coordinamento tra le regioni, nonostante l’indiscutibile necessità di un modello organizzativo unificato che possa efficacemente rispondere alle esigenze dei sistemi sanitari nazionali e dei cittadini.

La risposta dei territori

La sfida principale rimane quella di realizzare un’integrazione efficace e sostenibile tra ospedale e territorio, che non solo migliorerebbe la gestione dei pazienti, specialmente quelli anziani o con esigenze assistenziali complesse, ma ridurrebbe anche il sovraccarico del personale sanitario.

“Dobbiamo capire effettivamente come i modelli organizzativi sapranno davvero rispondere ai bisogni del sistema sanitario nazionale e dei cittadini: le premesse ci sono e le aspettative sono alte”, afferma la Mintrone.

Con l’aumento delle malattie croniche, come il diabete, le patologie cardiovascolari e respiratorie, la medicina territoriale diventa fondamentale per una gestione efficace e continua. Attraverso programmi di screening e interventi preventivi, è possibile ridurre l’incidenza di queste malattie e i loro fattori di rischio. La gestione a domicilio o in ambulatori locali permette inoltre di monitorare costantemente i pazienti, adattando le terapie alle loro esigenze e migliorandone la qualità di vita.

La pandemia di COVID-19 ha messo in evidenza l’importanza della medicina territoriale nella risposta alle emergenze sanitarie. La capacità di effettuare test, tracciamenti e vaccinazioni rapidamente a livello locale ha dimostrato l’efficacia di un approccio territoriale, oltre a sgravare gli ospedali, spesso sovraffollati in momenti di crisi.

“Questo tema è molto sfidante per tutti e le regioni stanno ognuna seguendo un proprio percorso organizzativo”, prosegue la Mintrone.

Centrali operative territoriali e sistemi di governance

La medicina territoriale facilita la continuità assistenziale tra l’ospedale e il domicilio, garantendo che i pazienti ricevano l’assistenza necessaria in tutte le fasi del loro percorso di cura. Ciò è particolarmente rilevante per i pazienti fragili o con patologie croniche, per i quali la continuità delle cure è essenziale per prevenire complicanze e riospedalizzazioni.

Le centrali operative territoriali rappresentano il fulcro operativo per la gestione integrata dei servizi sanitari sul territorio. Queste strutture hanno il compito di coordinare le diverse realtà sanitarie locali, dalle strutture di base come gli studi medici e i centri di assistenza primaria, fino ai servizi più specializzati. La governance in questo ambito si articola attraverso sistemi di pianificazione, controllo e valutazione delle attività sanitarie, con l’obiettivo di ottimizzare le risorse, migliorare l’accessibilità e la qualità dei servizi, e garantire una risposta tempestiva ed efficace ai bisogni di salute della popolazione.

Il ruolo della tecnologia

“È impensabile progettare nuovi modelli di governance senza avvalersi di soluzioni tecnologiche e digitali” – afferma la Mintrone.  

L’integrazione di soluzioni digitali nella medicina territoriale ha segnato una svolta decisiva per migliorare l’efficienza e l’efficacia dei servizi. La digitalizzazione ha permesso la realizzazione di piattaforme online per la prenotazione di visite ed esami, l’implementazione di sistemi di telemedicina per consulti specialistici e visite a distanza, l’utilizzo di cartelle cliniche elettroniche per una condivisione sicura e immediata delle informazioni sanitarie. Questi strumenti digitali favoriscono una maggiore integrazione tra i vari livelli di assistenza, migliorano la continuità terapeutica e consentono una gestione più personalizzata delle cure.

L’integrazione fra ospedale e territorio supportata dagli strumenti digitali è, dunque, fondamentale per avere una visione olistica del paziente sia da un punto di vista clinico che sociale. In questo modo si possono definire PDTA (Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali) personalizzati, che includono l’adozione di strumenti in grado di monitorare e correlare tutte le informazioni garantendo diagnosi e terapie adeguate e riducendo, di fatto, accessi impropri al pronto soccorso e duplicazione di esami diagnostici.

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