Il Cloud della PA è senza strategia: impariamo dall’estero

Home PA Digitale Il Cloud della PA è senza strategia: impariamo dall’estero

I Paesi virtuosi alla necessaria razionalizzazione e consolidamento del patrimonio infrastrutturale hanno fatto seguire un ripensamento degli applicativi, in ottica di standardizzazione e riuso per consentire interoperabilità tra gli enti e quindi migliorare l’interazione con i cittadini e le imprese

28 Gennaio 2016

C

Clara Carnevaletti, Politecnico di Milano

Oggi, la diffusione del Cloud nei singoli enti del settore pubblico italiano appare più maturo rispetto a qualche anno fa. La Ricerca dell’Osservatorio Cloud per la Pubblica Amministrazione della School of Management del Politecnico di Milano ha censito circa 100 iniziative della PA Italiana, a livello centrale, passando per le Regioni e interessando realtà locali come enti sanitari o comuni. Nonostante la mancanza di una governance centrale che indirizzi la PA verso un obiettivo comune, le amministrazioni hanno realizzato, nel loro piccolo, iniziative interessanti, delineando scenari che puntano all’accentramento dell’erogazione dei servizi, infrastrutturali e applicativi e operando una trasformazione nei modelli di erogazione dei servizi ICT in linea con la propria Journey verso il Cloud. In particolare, delle iniziative censite il 50% ha svolto progettualità infrastrutturali volte a virtualizzare, consolidare e automatizzare le risorse infrastrutturali in ottica IaaS; il 43% dei soggetti intervistati si è preoccupato di ragionare sul percorso applicativo, permettendo la digitalizzazione di processi, l’interoperabilità tra soluzioni differenti e l’integrazione delle informazioni dell’ente; il 7% infine ha operato una trasformazione per quanto riguarda i device, abilitando nuove e più efficaci modalità di lavoro (Fonte: Oss. Cloud per la Pubblica Amministrazione, 2014).

Ma la maturità dei singoli enti non corrisponde ad un percorso strategico e condiviso messo in atto dal “Sistema Paese”.

Il confronto tra gli indicatori della Digital Agenda Scoreboard (indicatore sviluppato dalla Commissione Europea che analizza il livello di digitalizzazione di un Paese) e del Doing Business Index evidenzia una correlazione diretta tra il grado di digitalizzazione e la competitività di un Paese. L’Italia, rispetto ai restanti Paesi Europei, si trova molto più in basso, in una posizione di netto svantaggio. In questo contesto il Cloud, se adottato in modo esteso, può consentire di accelerare il processo di digitalizzazione e di recuperare i gap accumulati fino ad oggi, per poi offrire nuove opportunità a imprese e cittadini, favorendo il conseguimento di una serie di benefici che vanno ben oltre i risparmi economici e un dialogo più efficace tra la Pubblica Amministrazione, le imprese e i cittadini.

L’approccio bottom up tipico della situazione italiana non è, tuttavia, sufficiente per avviare un percorso di informatizzazione e digitalizzazione che passa attraverso l’adozione del Cloud, in grado di recuperare il gap di competitività.

Al fine di comprendere come meglio intraprendere questo percorso, l’Osservatorio ha voluto approfondire i progetti intrapresi dagli enti internazionali. Di seguito si riportano gli esempi di Regno Unito, Stati Uniti, Australia e Singapore, che si distinguono per l’avanzata maturità e per una maggior estensione in termini di enti coinvolti, end user e modelli di delivery.

Il Regno Unito ha lanciato, contestualmente alla pubblicazione della Cloud Strategy (ottobre 2011), il programma G-Cloud con l’obiettivo di sostituire i servizi ICT customizzati con soluzioni low-cost, standard e intercambiabili ove possibile. Ambiziosa sia nella scala che nei meccanismi di governance, G-Cloud è un’iniziativa cross government governata in modo federato e partecipativo: tramite il marketplace assocciato e un accordo tra il governo UK e i fornitori che stabilisce le condizioni di vendita del servizio, i provider Cloud così selezionati e certificati offrono le proprie soluzioni, stipulando contratti rispondenti all’agreement predefinito.

La strategia Cloud degli Stati Uniti è strettamente legata al piano strategico per la riforma della gestione delle risorse ICT nel Paese (25-point implementation plan to reform information technology management), approvato nel dicembre 2010. Il piano riporta la necessità di attuare un percorso di razionalizzazione e consolidamento delle risorse ICT della PA degli Stati Uniti e ha rappresentato il punto di partenza per la redazione di piani ICT di dettaglio.

L’Australian Government Information Management Office (AGIMO) ha redatto nel 2011 il piano strategico Cloud Computing Strategic Direction Paper per l’adozione del Cloud nelle agenzie federali del governo australiano. In seguito, a partire da tale documento, sono stati redatti il piano attuativo Australian Government Cloud Computing Policy, che descrive tempi e modi di adozione del Cloud nelle agenzie pubbliche federali australiane e altri piani pluriennali, che regolano le iniziative infrastrutturali e di sperimentazione delle piattaforme Cloud da parte del governo australiano, in particolare quelle riguardanti la razionalizzazione e il consolidamento dei data center utilizzati dal governo federale australiano (Australian Government Data Center Strategy) e la sperimentazione di una piattaforma di business intelligence (Australian Big Data Strategy).

La strategia Cloud del governo di Singapore, infine, è interessante, in quanto definisce il Cloud non come obiettivo, ma come strumento abilitante per poter semplificare i processi della PA nella relazione con cittadini e altre istituzioni. Con l’obiettivo finale di raggiungere economie di scala e ridurre i costi, inoltre, è stata prevista l’implementazione di un Private Cloud Governativo, accompagnata dalla definizione di requisiti di sicurezza e governance stringenti, che include virtualizzazione, multi tenancy, automazione con provisioning on demand, scalabilità rapida e risorse governement cloud.

Dal quadro complessivo, emerge come non sia possibile definire un approccio univoco al Cloud. I Paesi studiati hanno infatti approcciato il Cloud intraprendendo percorsi diversi che si distinguono sia per estensione e portata dell’iniziativa che per modalità di attuazione. Emergono tuttavia alcuni elementi comuni nell’approccio al Cloud; le best practice individuate mostrano infatti un approccio sistematico che si è tradotto nell’approvazione di piani strategici di lungo termine e nella costituzione di enti ad hoc che si fanno carico dell’implementazione degli stessi. Inoltre, i Paesi virtuosi hanno agito su più fronti: alla necessaria razionalizzazione e consolidamento del patrimonio infrastrutturale è sempre seguito un ripensamento degli applicativi, in ottica di standardizzazione e riuso per consentire interoperabilità tra gli enti e quindi migliorare l’interazione con i cittadini e le imprese. Tutto ciò, senza prescindere da una normativa prescrittiva e abilitante.

In conclusione, in Italia la buona volontà degli enti ha determinato la proliferazione di iniziative inizialmente mosse dalla necessità di conseguire risparmi di costo, poi tramutate nel conseguimento e nell’offerta di nuovi servizi. Tuttavia, il maggior valore aggiunto si otterrebbe da iniziative di collaborazione tra enti della Pubblica Amministrazione, che invece sono rare dal momento che la loro attuazione richiede la presenza di una governance centralizzata in grado di farsi carico di individuare obiettivi di lungo termine ai quali tendere in modo congiunto e che apporti maggior valore aggiunto ai processi consentendo agli enti di dialogare tra loro.