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Speciale CAD, grandi firme commentano il codice della PA digitale

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Redazione cantieri

EDITORIALE

Cad corrotto, Agenda digitale infetta
di Alessandro Longo, Direttore responsabile

È un Cad “deludente”. I nostri esperti, radunati per questa prima uscita “speciale” della nostra nuova testata, sembrano convergere su questo giudizio. Certo, ci sono eccezioni e qua e là, leggendo i diversi commenti di giuristi e addetti ai lavori, potrete trovare anche qualche opinione positiva. Qualcuno apprezza i passi avanti, presenti nel nuovo Codice dell’amministrazione digitale, verso lo switch off dell’analogico e verso l’idea- sulla carta rivoluzionaria- di mettere il cittadino al centro dei servizi dell’amministrazione attraverso la leva del digitale.

Altri invece- e sono la maggioranza- notano da una parte l’eccessiva prudenza del legislatore sulle novità introdotte e dall’altra persino qualche rinuncia rispetto alle promesse (irrealizzate) del precedente Cad (per esempio in tema di disaster recovery, smart city e, in parte, open software). Si noti che l’idea del “cittadino al centro” non è una cosa da poco. È il concetto portante della riforma PA, come la vuole il Governo sulla scorta della delega del Parlamento. Uno sconto su questo principio, come si può leggere nell’articolato del Cad, equivale a ridimensionare l’ambizione di fondo. Così come espungere le parti sul disaster recovery e sulle smart city equivale ad alzare la bandiera bianca: visto che non le si riesce ad attuare, meglio rinunciarvi.

Ma è a questo punto che al lettore attento può sorgere la domanda: è mancanza di coraggio o semplice pragmatismo, da parte del legislatore? E badate bene che la seconda ipotesi è solo all’apparenza migliore della prima. In realtà è l’opposto: è molto più grave, per le sorti della trasformazione PA, concludere che il nuovo Cad non potesse essere (molto) meglio di così. È un sospetto strisciante. Si fa strada man mano che proseguiamo con la lettura dei diversi contributi, compreso quello di Elio Gullo (dirigente del Servizio per lo sviluppo dell’innovazione presso Funzione Pubblica).

Come a dire: il nuovo Cad è un termometro di un problema a monte, di una difficoltà strutturale di cambiare la PA al suon del digitale (che- ricordiamo- dovrebbe essere solo un mezzo per farla funzionare meglio, con il “cittadino al centro”, appunto). Così si può spiegare il titolo scelto per questo editoriale, che richiama una celebre inchiesta dell’Espresso su Roma (Capitale corrotta, nazione infetta, 1955).

A questo punto possiamo dividerci pure tra chi spera si possa ancora vincere questa partita e chi invece, dopo quest’ultima delusione, ormai dispera. E personalmente sospendo il giudizio su un punto: se un Cad più “aggressivo” sulla trasformazione potrebbe aumentarne le probabilità. O se, piuttosto, aumenterebbe solo quelle di restare inattuato.

È pacifico però dover riconoscere che il campo da gioco è soprattutto un altro. È politico ed economico, più che (meramente) normativo. Ha le proprie radici nelle questioni di governance e nella gestione dei fondi disponibili per l’Agenda digitale. La partita si gioca qui, per capire se ci riuscirà davvero di cambiare l’Italia. Dovremo seguirla attraverso misure come il prossimo piano triennale dell’Agenzia per l’Italia digitale (e la sua attuazione); il coordinamento dei fondi a cura dell’Agenzia della Coesione.

La nostra testata continuerà a viaggiare al passo di questa evoluzione, attraverso i dieci “cantieri”, ciascuno dedicato a un diverso ambito della trasformazione PA. Lo scopo è sempre quello di aiutare la comprensione dei fenomeni e contribuire a indirizzare la macchina pubblica verso buone scelte, di reale e moderno cambiamento. Gli strumenti, come vedete, sono contributi di esperti e addetti ai lavori, che animano un dibattito, con voci anche discordanti. Come una tavola rotonda permanente sulla PA digitale. Uscite speciali, come questa che state leggendo, serviranno a mettere a fuoco i momenti fondamentali di questo cammino.


Intanto noi di FPA, abbiamo “liberato” il testo del CAD o meglio il testo dello schema di decreto legislativo che riporta modifiche e integrazioni al Codice dell’Amministrazione Digitale e lo abbiamo aperto ai commenti. Se vuoi contribuire lo trovi qui

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