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Da
quanto emerge dalla recente ricerca di Greta Nasi e Maria Grazia Cucciniello
dell'Ocap
(Osservatorio sul cambiamento delle amministrazioni pubbliche) della Sda
Bocconi la risposta, oltre che la domanda, è retorica. I due capitoli
che pubblichiamo in approfondimenti presentano i dati sul livello di innovazione
tecnologica e lo stato di informatizzazione dei comuni con oltre 40.000
abitanti, con 135 enti che hanno risposto su un campione di 183.
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Nel
60% dei Comuni con più di 40.000 abitanti il rapporto tra computer
e dipendenti è ormai di uno a uno, il 66,4% ha un sito internet
da almeno cinque anni e praticamente in tutti i casi (98,4%) almeno l'edificio
principale è cablato. Non è perciò la dotazione tecnologica
il problema che impedisce agli enti locali italiani di sfruttare tutte
le potenzialità della rivoluzione informatica, secondo quanto scrivono
Maria Cucciniello e Greta Nasi
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I
veri problemi stanno in un backoffice frammentato, che si riflette in
una scarsa integrazione dei processi e in una limitata offerta di servizi
on line ai cittadini.
A fronte di una domanda sempre più vivace (secondo dati Istat riferiti
al 2006 il 46,1% degli italiani utilizza il computer, e metà di
questi tutti i giorni, anche se con una certa disomogeneità territoriale),
quello che i Comuni - tutti dotati di un sito internet - riescono ad offrire
ai cittadini è soprattutto informazione (96%) e interattività
limitata, nella forma di possibilità di invio di mail o presenza
di forum (89%), mentre sono ancora rari i servizi che consentono di concludere
transazioni (21%).
Gestione della contabilità (100%), anagrafe (100%) e gestione delle
paghe (98,5%) sono le procedure più spesso informatizzate, anche
se non necessariamente tramite un collegamento al sito internet del comune.
In troppi casi i vari applicativi non sono inoltre in grado di comunicare
tra di loro, anche se il 70% dei comuni dichiara una qualche forma di
integrazione, almeno tra alcuni software.
A dichiarare di utilizzare internet per svolgere pratiche con la pubblica
amministrazione è il 19,5% dei navigatori abituali, con una forte
popolarità per servizi come il pagamento delle tasse, la ricerca
di lavoro tramite agenzia di collocamento, l'accesso alle biblioteche
pubbliche e l'iscrizione a scuole o università. Tra i motivi del
non utilizzo spicca la preferenza per il contatto di persona, che si traduce
in una scarsa disponibilità a usare lo strumento per pratiche relativamente
delicate come la concessione di licenze edilizie o i servizi di sicurezza
sociale.
L'analisi, che comprende 135 Comuni con più di 40.000 abitanti,
evidenzia la consapevolezza della necessità di cambiamento, con
il 53% degli enti che ha elaborato un piano strategico per le tecnologie
(la retorica del titolo) e un ulteriore 44% che intende farlo in tempi
brevissimi, ma investimenti ancora molto scarsi (meno dell'1% del budget
nell'85% dei casi), una scarsa dotazione di personale specializzato -
e quasi sempre operativo, se solo il 30% dei Comuni dichiara che il personale
che si occupa di Tecnologie dell'Informazione ha anche formazione manageriale.
In altre parole, chi si occupa di informatica partecipa raramente al processo
decisionale anche se, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il
33,4% dei comuni colloca il servizio sistemi informativi in staff alla
direzione generale o al city manager e non più all'interno di altri
servizi.
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